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BERBERICUS

Vues et vécus en Algérie et ailleurs. Forum où au cours des jours et du temps j'essaierai de donner quelque chose de moi en quelques mots qui, j'espère, seront modestes, justes et élégants dans la mesure du possible. Bienvenue donc à qui accède à cet espace et bienvenue à ses commentaires. Abdelmalek SMARI

LA LINGUA DELLO SCRITTORE (1)

Non c’è una lingua viva se non quella che noi stessi inventiamo.
Nimrod, poeta Ciadiano. (1)

 

IL CANTO DELLA CICALA
Il tema che ho scelto è molto complicato, come già lo lascia supporre il titolo. Ma ho accettato la sfida, non tanto per chiarirlo una volta per tutte ad un pubblico, che possiede sicuramente una sua idea sull’argomento, quanto per problematizzare questo argomento, proporlo a discussione e cercare insieme di uscirne fuori con un senso nuovo che ci permetterà – me lo auguro – di fare un nuovo passo sul cammino dell’intelligenza del nostro mondo.
Che volete, come diceva Galileo, tale è la natura dell’uomo circa le cose intellettuali, “meno ne intende e ne sa, tanto più risolutamente vuole discorrerne!” (2)
Tanto, stentiamo a capire “come si formi il canto della cicala, mentr’ella ci canta in mano, [il che] scusa di soverchio il non sapere come in tanta lontananza si generi la cometa.” (3)
Comunque io ci ho lavorato molto, più precisamente, da quando, un anno fa, Taddeo Raffaele prese contatto con me per parlarmi del progetto di questo convegno.

 

L’IMPORTANZA D'ESSERE GRAMMATICO ANCHE per UNA SCIMMIA
Lo scrittore è abitato da una specie di imperativo di descrivere in un modo inesauribile tutto ciò che gli cade sotto/sulla lingua. E vi trova un immenso piacere.
Le parole sono il suo campo di ricreazione, il suo laboratorio, la sua officina della creazione dei sensi nuovi e della riparazione dei guasti della sensibilità tramite la cura della lingua.
Ciò facendo, egli vi trova uno fra i migliori modi di agire sulla realtà. Un vero scrittore non può vivere senza scrittura.
Pascal Pick (4), fa la seguente osservazione sulla presunta capacità delle scimmie di … scimmiottare gli uomini.
Nel 1970, Allen e Beatrix Gardner crebbero una piccola scimpanzé femmina, Washoe, come se fosse una bambina sorda, insegnandole quindi la lingua dei segni americana.
Washoe avrebbe appreso 150 parole/segni che essa riusciva a combinare per fare piccole frasi, in una lingua alla Tarzan però, emettendo espressioni come “me uscire subito”.
Era capace di classificare e mettere in ordini gli strumenti con gli strumenti, gli alimenti con gli alimenti. Classificava quindi le scimmie con le scimmie da una parte e dall’altra gli uomini. Solo che, essa situava se stessa dalla parte degli uomini!
Stupidità o astuzia?
Dopo tutto chi ha le parole, ha potere sugli oggetti che queste parole nominano, non è così? Adamo non fece altro.
E se la scimmia si accontenta dell’essere uomo, l’uomo aspira ad essere super-uomo. Lui che è scappato dallo stato d’essere scimmia, non permetterà mai che le scimmie lo raggiungano e “profanino” il suo status.
Fra poco, uno o una Washoe arriverà a comporre una ninnananna o a scarabocchiare un disegnino, e questo fatto di nuovo cancellerà la frontiera che divide l’uomo dalla scimmia…
Per anticipare questo salto qualitativo nella super-umanità, l’uomo comincia già a fare la scrittura assistita dal computer. Così si potrà avere uno scrittore con neuroni di carne e sangue combinati a neuroni artificiali. E così anche, soprattutto, si potrà mantenere la distanza tra scimmia e uomo e i vantaggi dell’umo sulle scimmie.
Infatti il regista Oscar Sharp (5) e il ricercatore in intelligenza artificiale (AI) Ross Goodwin hanno sviluppato un programma, Benjamin, per scrivere sceneggiature. Il risultato ne è un cortometraggio di fantascienza di 9 minuti, col titolo Sunspring.
Ovviamente, come in ogni fase pionieristica, il contributo della macchina è debole percentualmente: il lavoro grosso ce lo mettono i programmatori umani, come nel romanzo progettato (ma solo a 20%) da una AI sviluppata da ricercatori giapponesi che è riuscito quest’anno ad essere preselezionato per il premio letterario Nikkei Hoshi Shinichi (6) .
Nonostante questa debole percentuale Sunspring, il cortometraggio, soffre di alcune ma gravi imperfezioni: lo scenario manca di coerenza, come nei dialoghi dove possiamo leggere:
“In un futuro in cui regna la disoccupazione di massa, i giovani sono costretti a vendere sangue”, dice il personaggio principale.
“Dovresti vedere il ragazzo e stare zitto, risponde la sua interlocutrice. Sono io che dovrei avere cent’anni.”
O anche “Si trova nelle stelle e seduto sul pavimento.”
Fortunatamente, la recitazione, la regia, la musica e il fatto stesso che si tratti di un film di fantascienza danno a questo film surrealistico una parvenza di coerenza, e rende più accettabile che il protagonista principale vomiti un bulbo oculare o un altro annunci che dovrebbero “andare in cranio.”

 

LINGUAGGIO E LINGUA
Il linguaggio è prima di tutto il linguaggio dell’uomo. Gli antichi definivano l’uomo come “animale parlante”.
Il linguista Noam Chomsky – in una conferenza all’università di Ginevra al congrès international des linguistes du 21 au 27 juillet 2013 – dice che Charles Darwin vede nel linguaggio una caratteristica fondamentale che distingue l’uomo dall’animale. (7)
Bierens De Haan, un etologo olandese, nella sua opera “Psicologia degli animali” (8) ha passato in rassegna parecchi esperimenti significativi sul comportamento animale, sottomettendoli a una seria critica, riuscì così a dimostrare l’effettiva esistenza di una vita psicologica reale negli animali, dal paramecio alle scimmie antropoidi (ciascuna specie ne ha la propria).
In ciò De Haan è coerente con la teoria evoluzionistica che stipula l’evoluzione della psicologia umana a partire da forme ridotte e meno elastiche di comportamento rudimentali, primitive e condivise col resto del regno animale, a forme immensamente ricche, efficienti e variegate.
Del resto anche Konrad Lorenz, ne “L’agression : Une histoire naturelle du mal” (9), crede di aver scorto uno schizzo di comportamento morale (psichico quindi) in una delle sue oche.
Un giorno lo studioso l’aveva costretta a prendere un itinerario diverso da quello che essa soleva percorrere. Presa da un grande panico, l’oca rifiutò il nuovo itinerario. Comportamento che Lorenz aveva interpretato come a una specie di sentimento di colpevolezza.
Tuttavia De Haan nega ogni paragone tra ciò che questa vita psicologica è nell’uomo e ciò che essa è nelle altre specie animali, superiori o inferiori che siano.
“Il linguaggio animale, egli scrive, se pure possiamo adoperare la parola ”linguaggio” per i suoni che l’animale emette, per lo più non è altro che espressione di emozioni e desideri dell’animale, emesso dall’animale solo per se stesso indipendentemente dal problema se un altro essere lo oda o meno.” (10)
I suoni dell’animale non sono indicativi, ma espressivi, dice ancora De Haan e lo spiega in quest’altro passaggio:
“Di regola, l’animale è un essere egocentrico. Se quando ha paura emette un grido particolare, può darsi che altri membri della sua specie, o forse anche membri di altre specie, conoscano questo grido e ne siano colpiti in modo che il sentimento di paura di un individuo dilaghi nell’intero gregge: tuttavia non c’è ragione di ammettere che il primo animale abbia emesso il suo grido per comunicare agli altri i suoi sentimenti.” (11)
Ecco, agli animali, diversamente dall’uomo, mancano non solo questo senso della comunicazione, dimensione fondamentale del linguaggio, ma anche altre dimensioni costitutive del linguaggio: la parola, la capacità di formare concetti “nemmeno vitali come ”cibo” o ”acqua” o ”compagno” o ”nemico”” perciò non è capace di pensare, non è capace di linguaggio.
Il linguaggio è tipicamente umano. Però bisogna fare subito la differenza tra linguaggio e lingua all’interno della specie umana stessa.
Bisogna precisare che la lingua è una messa in pratica del linguaggio, nel senso che quando si usa la parola linguaggio, non intendiamo il linguaggio di un popolo o di una tappa storica, ma la facoltà di produrre le lingue.
Il linguaggio sarà questa facoltà che ha l’uomo di interiorizzare, sviluppare, ricreare, comprendere, trattare, trasmettere e condividere con i suoi congeneri un sistema di segni concreti o astratti legati a dei sensi e, ciò, a prescindere dalle epoche, dalle aree geografiche e dalle differenze biologiche, storiche e culturali.
La lingua invece sarebbe l’adattamento di questa facoltà di principio ad un’area geografica, ad una data cultura di un dato gruppo umano in una data epoca.
“Oggi ci sono circa duecento paesi nel mondo con centosedici lingue ufficiali, ma oltre sei mila lingue sono parlate. Alcuni esperti dicono che esista un solo paese veramente monolingue: Cuba. La maggioranza dei popoli nel mondo utilizzano due o più lingue quotidianamente.” (12)
A questo punto il linguaggio è potenzialmente infinito, mentre la lingua è relativamente circoscritta nei territori, nei popoli e nelle epoche.
La lingua è il linguaggio in atto. Il linguaggio è una lingua in potenza.
Inoltre, più si va verso il particolare, più ci si accorge delle sfumature che possono caratterizzare la stessa lingua e fare di essa una lingua multipla: lingua urbana, lingua rurale, lingua dei potenti, lingua del commercio, lingua dei giovani… e lingua dei letterati scrittori.
La differenza tra il profano (il non scrittore) e lo scrittore è che quest’ultimo non si ferma alla dimensione utilitaria della lingua, ma la trascende per interrogarla, metterla in crisi, sperimentarla, trasformarla, e ciò facendo trasformare la società.
Paul Valery dice che la letteratura non è altro che una sorta di “estensione e di applicazione di certe proprietà del linguaggio.” (13)
“Literature – dice John Burgess Wilson – is an art which exploits language, English literature is an art which exploits the English language (14)
La letteratura sarebbe una riproposta da parte dell’autore di alcune strutture del linguaggio; sarebbe un campo di sperimentazione e di applicazione, in un modo sapiente ed elegante, personale ed originale, di queste strutture.

 

Abdelmalek Smari

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Riferimenti Bibliografici

(1) – Nimrod, poeta Ciadiano, citato in “le Magazine littéraire” n° 451, Marzo 2006
(2) – Galileo Galilei, https://books.google.it/books?id=Lm5WMaIhFQ8C&pg=PA229&lpg=PA229&dq=meno+ne+intende+e+ne+sa&source=bl&ots=azQu5pewv0&sig=6d0mfxd3XT-b8LmzsNf9b9hETzs&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjd7K2oq8vQAhUEtRQKHX9gD3gQ6AEIIjAC#v=onepage&q=meno%20ne%20intende%20e%20ne%20sa&f=false
(3) – Galileo Galilei, ibidem, op. cit.

(4) – Pascal Picq, in “La plus belle histoire du langage” de Pascal Picq, Laurent Sagart, Ghislaine Dehaene e Cécile Lestienne. Editions du Seuil – Gennaio 2008
(5) – http://www.lemonde.fr/pixels/article/2016/06/10/une-intelligence-artificielle-ecrit-le-scenario-d-un-court-metrage_4947819_4408996.html?utm_medium=Social&utm_source=Facebook&utm_campaign=Echobox&utm_term=Autofeed#link_time=1465568944
(6) – http://www.slate.fr/story/115861/roman-prix-litteraire-japonais
(7) – secondo Noam Chomsky in https://www.youtube.com/watch?v=-wJDf9gAWW4
(8) – Bierens De Haan, Psicologia degli animali – Arnaldo Mondadori Editore 1951
(9) – Konrad Lorenz, “L’agression : Une histoire naturelle du mal” Champs – Flammarion (1969)
(10) – Bierens De Haan, ibidem.

(11) – Bierens De Haan, op. cit.
(12) – “Two languages are better than one”, in English Actually – n° 24/2016 – inserto del sole 24 ore.

(13) – Tzvetan Todorov “Critique de la critique”, mal. Éditions du Seuil, Paris – novembre 1984.
(14) – John Burgess Wilson, B.A – “English Literature” Longmans – 1st published 1958, 2nd impression 1962.

 

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