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Vues et vécus en Algérie et ailleurs. Forum où au cours des jours et du temps j'essaierai de donner quelque chose de moi en quelques mots qui, j'espère, seront modestes, justes et élégants dans la mesure du possible. Bienvenue donc à qui accède à cet espace et bienvenue à ses commentaires. Abdelmalek SMARI

IL FUTURO JOHN (5 e fine)

 

Una settimana dopo, il futuro John venne ricompensato con un viaggio all’estero in un paese “caldo” per accrescere le sue capacità cognitive e operative sui campi di battaglia. Non c’era dubbio per lui, ormai costituiva per i suoi capi una risorsa importante, anzi indispensabile.

Considerava la Turchia, paese di transito, come un paese arabo. Del resto anche i suoi capi e i suoi colleghi confondevano arabi e mussulmani! Quanta fu grande la sua sorpresa di scoprire che in Turchia vivevano i turchi e non gli arabi. Appunto i viaggi servono ad aprire le menti.

Comunque il futuro John fu subito trasferito in Siria, paese del grande comico Ghouar reso famoso in Algeria grazie alle telenovele siriane.

Questa sua ignoranza geografica non era l’unica pecca: si aspettava di trovare un paese di rose e di scintillanti alberghi di lusso. Invece ha trovato le città e i villaggi di quel paese distrutti e infestati da migliaia di combattenti per la libertà. Come lui, questi furono di origine straniera, mussulmani arabi o neo-convertiti all’islam, che hanno brandito le armi per combattere la tirannia del “regime” e sollevare la sofferenza del popolo siriano.

Deluso si ammalò e cadde in una depressione che i suoi capi lo dovettero rispedire in Francia come un pacchetto di Amazon.

Ristabilito dopo una convalescenza lunga di un mese, ritornò alla sua Nizza e al suo lavoro. Non tardò a riprendere le sue abitudini e il suo gusto per la vita.

Nella prima settimana del mese di novembre i tre ragazzi, il futuro John e i suoi compaesani benefattori, vennero di nuovo convocati nella capitale.

Questa volta ognuno di loro è stato avvisato da parte. Nessuno sapeva di cosa si trattasse e nessuno doveva dire niente a nessuno, nemmeno ai colleghi stretti. Dovevano recarsi all’appuntamento con massima discrezione presso una scuola di polizia in una periferia di Parigi. Ricevettero anche, cosa strana, l’ordine di lasciare crescere la barba.

Là, nella capitale, i tre amici scoprirono che sono stati scelti per un’operazione nuova. Dovevano infiltrare un gruppo di terroristi per sventare un attentato suicida imminente che si stava preparando presso uno stadio della città.

“Non siete soli in quest’operazione” disse vigorosamente in una specie di briefing il caposquadra “trentamila agenti di polizia sono stati mobilitati per garantire lo svolgimento di questa conferenza sul clima. Ci sono dei controlli rigorosi delle armi e delle identità alle frontiere e su tutto il territorio nazionale e anche europeo. Come potete vedere, il terrorismo è diventato la principale preoccupazione dei francesi, purtroppo, ma lo vinceremo. Oggi si tratta di proteggere lo stadio, cioè i tifosi. Non sarete soli, ma il vostro ruolo è indispensabile. Dovete stare molto attenti a ogni movimento, ogni persona sospetta. A ognuno di voi sarà assegnata una zona o una stradina poco frequentata o deserta, perché sono questi i posti che il nemico sceglie per passare inosservato. E ricordatevi che se ci sfuggono sarà una carneficina senza pari. Avrete degli auricolari da cui ricevete delle istruzioni precise. Intesi?”

“Ok” dissero i ragazzi quasi all’unisono.

“Signori, allora, buon lavoro.”

“Meno male” scherzò il futuro John “non siamo più al seminario né in Siria.”

Infatti, l’istruzione è durata poco più di cinque minuti. Poi i ragazzi sono passati in un’altra stanza, dove hanno indossato delle tute sportive e, sotto, un giubbotto antiproiettile.

Il futuro John lo tastò per conoscere il materiale di cui era fatto. Pensava di trovare una tavoletta di metallo, ma un collega gli spiegò che era la materia stessa del giubbotto a respingere le pallottole e aggiunse “Non ti fidi?”

“Figurati, se mi fido del paracadute…”

“Ragazzi, prendete.” Era il caposquadra che li ha raggiunti per dare loro delle pastiglie. “Non sono ostie, so che siete mussulmani. Vi saranno di aiuto e dovete essere svegli e su di morale.”

Tra scherzi e paura appena velata, il futuro John s’incamminò come gli altri ragazzi verso il parcheggio.

La scuola gli aveva consegnato una Seat nera. A bordo c’erano tre fucili d’assalto Kalashnikov e undici caricatori pieni.

Mise il motore e si avviò verso la sua postazione.

La sera era calata da un bel po’ di tempo. Erano le 21:41 di quella giornata di novembre. La partita si stava ancora giocando e si sentivano i canti e i rumori dei tifosi.

Il ragazzo parcheggiò la macchina in una stradina buia e continuò a piedi. Non pioveva e non faceva neanche freddo.

“Sono al 253 di boulevard Voltaire” sussurrò quasi il ragazzo. “Perfetto.” gli si rispose dall’altra parte. “Mi fermo un attimo al bistrot dell’angolo”. “Mettiti alla terrazza, però”. “Va bene.”

Il futuro John si sistemò tranquillamente nella terrazza del caffè. La cameriera, indaffarata dietro il banco, tardò a uscire e lui ne approfittò per tenere sotto controllo la via. Non c’era un gatto.

“Buona sera.” Assorto nei suoi pensieri, il ragazzo sussultò. La barista lo tranquillizzò con un sorriso “desidera?”

“Un caffè corretto… con cognac, grazie.”

“Sei sempre là, in terrazza?” sentì chiedere nell’auricolare.

“Sì, sì. Tutto tranquillo. Niente da segnalare.” Rispose il futuro John quasi sussurrando.

“C’è gente in giro, al bar?”

“Dentro, sì c’è qualcuno. Fuori in terrazza, ci sono solo io. Ah c’è anche la barista che mi porta il caffè.”

“Non lasciarti distrarre da lei. È una chiacchierona.”

“Ma la conosci? A me sembra sulle sue…”

“Meglio così. A presto.”

“Il caffè corretto. Desidera altro.”

“No, grazie. Va bene così.”

La ragazza si allontanò. Arrivata alla porta, sentì un boato e d’istinto si buttò dentro in sala.

“Qualcuno si è fatto esplodere!” gridò uno dei clienti. Poi fu il panico e il caos. Ferita lievemente all’addome e al torace, la cameriera era sotto choc. Il luogo si riempì subito della folla dei curiosi, delle forze dell’ordine e dei soccorritori con le sirene e le lucine dei volanti e delle ambulanze.

“Eravamo nel bar” spiegò un testimone “quando abbiamo sentito l’esplosione”.

“Non ha sentito gridare Allah akbar?” chiese qualcuno dei giornalisti già sul posto.

“Può darsi, ma eravamo dentro.”

Già le prime notizie hanno fatto il giro del mondo. “Un kamikaze si è fatto esplodere a Parigi. Prima di morire ha gridato Allah akbar. La polizia sta cercando i suoi complici che dovevano prendere armi e munizioni pronte all’uso nascoste in una macchina parcheggiata all’angolo della strada. Avrebbero potuto causare una carneficina se avessero potuto raggiungere lo stadio.”  

Il futuro John, tagliato in due, giaceva sull’asfalto.

 

Epilogo

"Un ragazzo senza cervello con cinture esplosive fatte per uccidere un piccione,

un innocente che si fa menare e perseguire,

un idiota con auricolari da cui riceve ordini,

un abbruttito armato di GPS incorporato nelle sue cinture di esplosivi,

un pupazzo con il quale qualcuno gioca come si gioca ai videogiochi.

 

Abdelmalek Smari

 

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