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Vues et vécus en Algérie et ailleurs. Forum où au cours des jours et du temps j'essaierai de donner quelque chose de moi en quelques mots qui, j'espère, seront modestes, justes et élégants dans la mesure du possible. Bienvenue donc à qui accède à cet espace et bienvenue à ses commentaires. Abdelmalek SMARI

Sab/vino

Buon estate, cari lettori.

 

“Sabino o Savino? Come faccio a non afferrare precisamente i suoni del suo nome?! Sono diventato sordo?”

Lo guardavo nella penombra della sera, mentre lui guidava una lunga macchina che la pioggia di notte rendeva ancora più lunga.

Sab/vino aveva un naso grosso, carnoso, poroso come un paesaggio lunare, di un biancore madre perla; un naso che si illuminava il primo, rispetto al resto del viso quando passavamo sotto un riverbero o quando ci incrociava un'altra macchina.

Il resto del suo viso bagnava nell'oscurità che le luci abbaglianti non facevano che accentuarne l'intensità.

Ma io vedevo lo stesso questi lati scuri. Intuivo, anzi, vedevo proprio il colore dei suoi capelli – conoscevo oramai Sabvino da qualche giorno. I suoi capelli erano bianchi, rari e irsuti al basso verso la collottola e attorno alle orecchie.

Vedevo pure la sua calvizia e persino la sua barba rasata di fresco.

La percussione dei tergicristalli e delle sue dita sul volante non smetteva di battere la misura per una pioggia scrosciante.

Io avevo le mani tra le cosce a cercarsi un po' di caldo animale. Nonostante la cintura di sicurezza riuscivo ad adottare una posizione curva, fetale come quella in cui dormivo preferibilmente. Rischiavo di toccare con la fronte la giuntura alta del parabrezza. Mi meravigliavo di lui. “Come mai non riesce, lui due metri meno cinque, ancora tutto dritto malgrado il peso dei tanti anni che aveva vissuto, come mai non riesce a toccare il soffitto della macchina?!”

Guardai di sbieco giù verso il sedile. “Eppure non è sfondato!” tornai a guardare il mio sedile.

Lui frenò di un colpo, e di colpo ripartì. Io toccai con la fronte e mi ritirai indietro.

“Cosa c'è?!” dissi come imprecazione.

Lui rise scandendo la risata.

“Dormivi?!” disse continuando a ridere.

“Se rispondi alla mia domanda, rispondo alla tua.”

“Ah, amico mio… Conosci la felicità?”

“Siamo messi bene” feci io fra i denti. Poi “Io non rido.”

“Sei giovane ancora … è ovvio … ti invidio… caro amico. Ma non credere, la felicità non c'entra nulla col ridere o il corrugare la fronte. Ti capita di sentirti felice, qualche volta? Che dico, alla tua età, ti capita di essere triste?”

Lo lasciavo sfogarsi.

“Ti piace vivere?”

“Detta così, credo di aver capito cosa intendevi… se amavo la vita, certo che l'amo… ma dolcemente, senza filosofia, cioè senza cercarmene una spiegazione. E a questo punto se vivere è felicità, mi capita d'essere felice.”

“Sono anni che soffro, amico mio!” fece un lungo sospiro tale che la sua testa toccò il soffitto della macchina. “Ma da oggi, più precisamente da mezzogiorno sono l'uomo più felice della terra.”

“Evviva!” gridammo all'unisono! Poi, io “E bagniamola!”

“Certo. Sai, è una felicità di salvezza. Fino a stamattina, non ci credevo ancora… ma leggi...” Tirò fuori un bigliettino e allungò la mano e accese la lampadina del soffitto.

“Addio per sempre… ingrato!” lessi io.

“Ingrato! Hahaha! La miglior parte di me, tutta la mia bella età, sprecata con quella strega, dedicata solo a lei! Ed ecco mi ingrato… e viva l'ingratitudine se porta salvezza! Adesso mi dedicherò a quel non avevo potuto fare… viaggerò, mi innamorerò, farò tutto ciò che quella strega mi aveva impedito di fare…” 

“Ci crede veramente?” pensai. Stavo per chiedergli “Come va col cuore?” ma rinunciai all'ultimo secondo… sapevo che era mal messo. 

 

Abdelmalek Smari

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