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Vues et vécus en Algérie et ailleurs. Forum où au cours des jours et du temps j'essaierai de donner quelque chose de moi en quelques mots qui, j'espère, seront modestes, justes et élégants dans la mesure du possible. Bienvenue donc à qui accède à cet espace et bienvenue à ses commentaires. Abdelmalek SMARI

Letteratura è letteratura (2 e Fine)

 

 

“Gli manca ancora molto per essere artista, mia cara, a colui per il quale l’ultima e più profonda esaltazione sia lo smaliziato, l’eccentrico e il satanico, a colui che non conosca la malinconia per l’ingenuo, il semplice e il vivente, per un po’ d’amicizia, di dedizione, di confidenza e di felicità umana… la malinconia furtiva e struggente, Lisaveta, per le delizie della mediocrità…”

Thomas Mann – Tonio Kröger.

 

 

Che si tratti della rielaborazione della realtà o della mera ricerca stilistica, la scrittura consiste nel creare nuovi significati a delle parole vecchie e nell’esplorare, con gli stessi significati, nuovi strumenti di conoscenza per percepire le ancora infinite zone d’ombra della umana realtà.

Non si tratta di autobiografismo, quando per esempio la personalità del personaggio di un’opera letteraria e il suo destino si confondono, a volte, con le vicissitudini dell’autore stesso.

La materia prima può essere la stessa per due persone diverse, ma il significato che esse danno a questa materia, così come il linguaggio con cui la percepiscono e la esprimono, non saranno mai identici.

Entro in un bar pieno di gente con un amico. Tutti e due assistiamo ad una scena.

Una signora, tutta riso e clamore, dice a un suo amico – Bastardo!- continuando a ridere.

L’amico ride, per tutta risposta.

  • Stanno scherzando!- commenta il mio amico.
  • Non è buona educazione. - ritorco io.

Se c’è un terzo testimone, ci sarà un terzo significato della situazione, e così via…

Qualcuno può obiettare: - è ovvio che la signora ed il suo amico stavano scherzando, non importano quindi le altre ipotesi, che non sono altro che la proiezione dei sentimenti e delle considerazioni soggettive degli altri.

Tuttavia questa obiezione non impedisce a qualcuno di percepire e commentare la situazione a modo suo, quindi in una maniera necessariamente originale.

Se l’esistenza è la sintesi delle esperienze della nostra vita, la coscienza  è la creatrice dei significati che la persona mette in gioco quando pensa, quando parla, quando scrive, ecc…

In “Le vette bianche del Kilimangiaro” Hemingway fece e vinse la scommessa di presentare come romanzo, in tutti i sensi della parola, il suo diario di quaranta giorni di caccia.

L’autobiografismo deve essere considerato come corpus e materia prima dell’opera, non come segno di mancanza d’immaginazione.

La lingua nella sua forma universale è l’interprete delle attività viscerali e biologiche dell’uomo, come diceva un poeta arabo: la vita è nel cuore e la lingua ne è l’interprete.

È l’autobiografismo che fa l’autenticità dell’opera, a condizione che non venga alterato o camuffato o corrotto dalla lingua di tutti e dalle varie censure (il lavoro di editing, l’indifferenza del pubblico, l’incomprensione …).

Spesso critici e lettori snobbano un’opera e cercano di omologarla solo perché non riescono a trovarle un significato comodo! Pigrizia mentale o disprezzo per la creatività?

Alcuni temono addirittura l’imbastardimento della cultura locale, come se le culture fossero tagliate e scolpite in una materia pura, cristallina!

Eppure altre chiavi di lettura dell’opera immigrata non mancano: se l’autore sembra ostile o arrabbiato, non è certo segno di perversione o d’ingratitudine.

In quanto denuncia e voglia di cambiare, la sua scrittura è indirizzata contro la mediocrità in generale - ovunque essa sia - e non risparmia nessun luogo e nessun tempo. È segno di libertà. E spesso l’artista vero pecca per libertà.

Comunque questa resistenza contro le innovazioni, questa chiusura toutcourt, non è nuova: quanti capolavori sono stati ingiustamente denigrati dai baroni della letteratura, solo perché erano originali o scomodi per la morale o l’ideologia dominanti!

Il senso dell’opera è strettamente personalista e quindi necessariamente originale: da questo punto di vista, quando l’immigrato scrive, egli non fa che ciò che tutti gli scrittori fanno, cioè creare nuovi significati e nuovi strumenti per percepire e comunicare la propria realtà, nuovo teatro, dove si svolge la sua nuova vita.

È un errore distinguere dunque tra la letteratura di immigrati “nobili!” (un americano del nord a Parigi, per esempio) e quella di immigrati “extracomunitari” considerando la prima valida e la seconda  come un oggetto folcloristico, la cui storia sarebbe scaduta perché primitiva e i personaggi sbiaditi o schematici e che suscita  solo indulgente divertimento o cinico pietismo.

È umiliante credere nella povertà strutturale della letteratura degli immigrati di “secondo grado”, qualificandola non come una vita ricca, combattiva e costruttiva, alle prese con dei costumi e dei tempi e spazi particolari, ma come la testimonianza di un malessere e di una carenza sostanzialmente materiali, e quindi superficiali e moralmente bassi!

Purtroppo alcuni immigrati, sedotti da quest’aberrazione, credono che la loro scrittura non sia degna di contribuire all’avvenimento di una nuova letteratura in Italia!

Il centro culturale La Tenda di Milano sta seguendo da dieci anni (ormai quasi da trent'anni) la produzione letteraria degli immigrati (chiamata dallo stesso centro Narrativa Nascente o Letteratura dei nuovi cittadini).

Ha curato e presentato al pubblico milanese una quarantina, se non più, di opere di questi nuovi scrittori, soprattutto di narrativa.

Se li scrutiamo ad uno ad uno, ci accorgiamo che questi prodotti sono unici ed irripetibili, non soltanto fra di loro, ma anche tra l’uno e l’altro dello stesso autore.

Lo studioso di queste opere si rende conto che ogni prodotto è originale, anche se l’insieme dà l’impressione che tutti abbiano delle caratteristiche comuni - la lingua usata, la tematica di partenza che è il fatto immigrazione, i vari pregiudizi e le incomprensioni,  le difficoltà obbiettive della vita in Italia, il cosiddetto smarrimento identitario ...

La loro originalità consiste nel modo personale di ogni autore di comportarsi con la lingua italiana, di rapportarsi con le idee, gli usi ed i costumi degli italiani, di ripensare la propria memoria e la propria cultura, avendo a che fare con una nuova esperienza esistenziale.

La lingua italiana stessa viene contaminata in modo diverso da un autore all’altro, la stessa situazione attuale e comune (la vita d’immigrato) può rimandare a delle situazioni passate diversissime.

La religione, l’ideologia, i miti, le leggende, la lingua, la storia, la situazione politica, economica e sociale del paese di provenienza, le convinzioni e le posizioni etico-politiche dell’autore e le sue motivazioni intime, la sua formazione, i suoi viaggi … tutti questi elementi fanno sì che il modo di concepire la realtà e di esprimerla sia necessariamente unico e quindi sempre originale.

Per verificare la pertinenza di questo punto di vista, è significativo studiare la produzione di Kossi, Hossein, Melliti o Smari, o tanti altri ancora, e l’evoluzione degli stessi autori nel tempo.

Il salto qualitativo che Melliti aveva fatto da “Pantanella, canto lungo la strada”, dove egli dà l’impressione di parlare di sé, a “I ragazzi delle rose”, dove fa parlare gli altri, è molto eloquente. Ma non c’è solo lui.

Kossi, da “Imbarazzismi” a “Nola”, romanzo inedito, ha fatto anche lui un salto qualitativo non soltanto riguardo alla cosiddetta tematica, ma anche all’evoluzione della sua lingua italiana.

Da “Campi di fiori, campi di sangue”, un romanzo inedito di Hossein, il cui stile e la cui poesia fanno pensare a “I canti di Maldoror” del conte di Lautremont, al suo “Via d’uscita” il percorso è ricco ed è più “rilassato”.

Il mio romanzo“Fiamme in paradiso”, che è stato considerato un salto qualitativo rispetto al resto della narrativa straniera in Italia, è stato superato dal successivo breve racconto “L’asino sulla terrazza”(pubblicato ne “La lingua strappata” ed. Leoncavallo 2000, Milano) che alcuni lettori hanno qualificato orwelliano, ovvero di fantapolitica.

Bisogna studiare l’opera complessiva nel tempo e nello spazio che l’hanno vista nascere, riconducendola al complesso e ricco contesto che l’ha generata, per poterla  capire.

Nell’introduzione alle sue “Confessioni”, Rousseau metteva in guardia il lettore dalla tentazione di pronunciare sentenze frettolose sull’opera dell’uomo, prima che questi morisse.

La storia della letteratura nuova in Italia non potrà essere scritta senza l’accenno all’ancora modesto ma significativo contributo dei nuovi cittadini.

Mistificare la sensibilità dello scrittore con un’etichetta, affidandosi a delle impressioni sommarie, senza investigazione seria o critica obbiettiva, senza considerare il percorso generale dell’esperienza artistica complessiva dell’autore, senza seguirne la storia e senza aspettare per vedere l’esito della sua evoluzione, è una fatica inutile!

La scrittura non è l’appannaggio di un popolo o di una cultura particolari, così come la libertà o la creatività. Il pensiero, come diceva Wittgenstein, non è la proprietà privata di nessuno.

Malik.

 

Milano 06 maggio 2002

 

 

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