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BERBERICUS

Vues et vécus en Algérie et ailleurs. Forum où au cours des jours et du temps j'essaierai de donner quelque chose de moi en quelques mots qui, j'espère, seront modestes, justes et élégants dans la mesure du possible. Bienvenue donc à qui accède à cet espace et bienvenue à ses commentaires. Abdelmalek SMARI

Provare a vedere chiaro… scrivendo (2 e fine)

Gentile Malik,

Sperando di non disturbarla troppo, la inoltro altre cinque domande da una mia studentessa Jonida (che legge in copia). Pare che i suoi scritti abbiano riscontrato grande interesse da parte degli studenti.

 

Ricostruire la propria vita quasi da niente in una terra straniera che sia l’Italia o un altro paese, è come un giro sulle montagne russe. Quale sarebbe il momento che richiama di essere quello più basso, che forse le ha fatto riconsiderare tornare indietro perché ha pensato che L’Italia non sarebbe diventata mai sua casa?

Quando avevo deciso di andare via dall’Algeria, la mia voglia era al colmo. Dal punto di vista economico, non mi era facile partire. I soldi che avevo messo da parte mi bastavano solo per fare un viaggio unico, senza ritorno. Quindi non dovevo giocarmeli. Un altro fattore che mi aveva fatto tenere duro, nonostante le dure condizioni di vita da immigrato senza permesso di soggiorno, era la mia ambizione. Infatti lo scopo iniziale del mio viaggio era stato quello di andare in Francia per proseguire i miei studi universitari post laurea. Non mi era possibile andare in Francia direttamente, allora scelsi l’Italia. Paese dove pensavo di poter lavorare per un anno e poi da lì passare in Francia. Nel frattempo, vivendo e conoscendo l’Italia, cultura e gente, mi ci sono affezionato, e la mia vita ha cambiato scopo: ormai volevo scrivere, e l’ambiente italiano, milanese per inciso, poteva essere favorevole a questa mia nuova ambizione.

 

Il protagonista centrale del libro "L'Occidentalista" Samir, è stato ispirato da una persona reale con cui ha un legame particolare? Cosa rappresenta Samir per Lei?

In realtà, Samir non è stato ispirato da una persona reale, ma è l’espressione principale, l’incarnazione, delle idee e interrogazioni che mi attraversavano la mente in quel particolare momento della mia vita in Italia. Se nel romanzo “Fiamme in paradiso” la società italiana è vista con un occhio incuriosito, certo, ma affatto critico, ne “L’occidentalista” l’occhio - che continua a scrutare la stessa società - era passato ad un livello superiore: era con occhio critico e ironico che ormai vedevo la società italiana. Come dice il titolo, questo romanzo è la storia di Samir, cioè di una persona che si è posta l’impegno di studiare una società occidentale, un occidentalista quindi… come un orientalista che studia una società orientale.

 

Spesso si sente che gli italiani sono a volte arbitrari nei luoghi di lavoro con la tendenza di dare priorità agli italiani o a quelli che hanno delle raccomandazioni. Le è stato rifiutato una sua opera dalle case editrici piuttosto dovuto al fatto che non è italiano?

Per la verità, non posso affermare una tale ipotesi. Pubblicare è difficile dappertutto nel mondo, soprattutto quando si tratta di opere scritte da autori nuovi o stranieri. L’editoria è comunque un affare economico: ci sono infatti degli interessi economici non indifferenti. E gli editori al massimo cercano di consigliare le esigenze della cultura con gli interessi economici. Quanto a me, posso dire che quando ho un’opera pronta, la propongo ad alcune case editrici. Prima che trovi l’editore che la accetti, passa un po’ di tempo. Comunque quelle che la rifiutano, motivano ragionevolmente il loro rifiuto. Ho conosciuto anche parecchi italiani che stentano a pubblicare le loro opere. Detto questo, è ovvio che un editore preferisca un’opera scritta in una buona lingua corretta e familiare al suo pubblico.   

 

Lei proviene dall’Algeria, un paese musulmano, e adesso abita in un paese che è per la maggior parte cristiano. Gli italiani hanno ancora oggi, chi ad alta voce e chi con certi comportamenti, pregiudizi verso altre culture, soprattutto quelle musulmane. Perché secondo Lei esistono ancora problemi di razzismo, di discriminazione, di accettazione in Italia, anche dalle nuove generazioni che dovevano essere quelle di aprire gli orizzonti e liberarsi da queste mentalità vecchie e ignoranti?

L’identità è una dimensione fondamentale della vita stessa. Ogni organismo, individuale o organizzato in gruppo, è pervaso da questa dimensione. In qualche modo essa permette agli organismi di sopravvivere. Essa funge come una specie di territorio “virtuale” nel quale l’organismo trova un rifugio che lo protegge e che gli dà sicurezza. Un territorio, quindi, al quale bisogna tenere e che occorre proteggere dagli intrusi. L’ostilità nei confronti degli estranei che possiamo notare, non solo negli italiani, ma in tutti gli esseri umani, deriva secondo me da questa caratteristica. Se è bello essere sorridente nei confronti degli sconosciuti, è altrettanto normale che qualcuno si mostri un po’ diffidente. L’anormalità invece è quando noi facciamo di questa caratteristica “normale” un’ostilità sistematica per escludere gli altri. Quest’anormalità diventa ancora più pericolosa quando subentrano dei fattori culturali come la presunzione dell’esistenza di razze diverse o di culture inferiori o superiori; cioè quando un gruppo di persone si considera superiore per razza, cultura, religione, discendenza e quando si arroga il diritto di trattare male gli altri.

Personalmente in Italia non ho conosciuto persone razziste nel senso peggiore della parola. L’ostilità che ho avvertito spesso è venuta da gente che adotta l’ostilità per proteggersi dallo straniero che vede in me. Spesso, quando poi ci conosciamo meglio, l’ostilità cala e il rispetto riprende il sopravvento. Ovviamente esistono anche alcune persone che possiamo chiamare veramente razziste, ma sono poche, irrilevanti. E continueranno ad esistere, perché quest’aberrazione fa anche parte della nostra psicologia umana. Però, spesso sono la saggezza e l’intesa fra gli umani a vincere.

 

Qual è il consiglio che darebbe a una persona che migra in un paese straniero e cerca di rifare la propria vita oppure il consiglio che avrebbe voluto sentire prima di partire per Italia più di 25 anni fa?

Spesso quando abbiamo un forte desiderio di fare una cosa, tendiamo a non ascoltare le voci che non ci danno ragione. Ma il consiglio che posso dare a una persona che vuole vivere in un paese straniero è quello di imparare a rispettare la cultura e i costumi di questo paese e quindi a farsi rispettare.

 

Ringraziandola ancora porgo cordiali saluti,

Jim Carter

 

Abdelmalek Smari

 

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