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BERBERICUS

Vues et vécus en Algérie et ailleurs. Forum où au cours des jours et du temps j'essaierai de donner quelque chose de moi en quelques mots qui, j'espère, seront modestes, justes et élégants dans la mesure du possible. Bienvenue donc à qui accède à cet espace et bienvenue à ses commentaires. Abdelmalek SMARI

Provare a vedere chiaro… scrivendo (1)

 

  

Torno a scriverle, dopo qualche mese, per comunicare che un mio studente di nome Alex (che legge in copia) vorrebbe farle cinque domande per il proprio progetto finale nel corso sulla letteratura della migrazione in Italia. Postiamo qui sotto le domande, e speriamo che vorrà risponderci (anche con dei brevi paragrafi) con calma.

La ringrazio di nuovo della sua collaborazione. Rimango a disposizione per qualsiasi eventuale chiarimento.

Un cordiale saluto,

J. Carter 

 

 

 Si tratta della prima fra due interviste che mi hanno fatto due studenti (Alex e Jonida) dell’American Academy in Rome.

 

Alex - In che modo i suoi studi hanno influenzato il suo sviluppo come scrittore?

 

Malik - Da piccolo, i miei famigliari ci raccontavano delle storie. Non c’era la televisione, e la radio non contava. Io, quelle storie e fiabe, le trovavo magiche, interessanti. Più tardi, la scuola con i libri di testo che ci proponeva mi ha allargato questo mondo meraviglioso, e mi sono trovato a ricercarvi altre storie, leggendo tutto ciò che mi passava sotto gli occhi. Con gli anni e la crescita, ho scoperto altri campi che non sono meno interessanti o magici: la vita concreta degli altri, la storia, la mia esistenza, la conoscenza, il dolore, il sogno, il senso della vita… tutto ciò mi ha portato a vivere uno stato di ricerca continua e sempre più intensa, stato che si è concluso con l’intento di porgli delle risposte, almeno di provare a vederci chiaro, scrivendo. Ma il passaggio all’atto venne dopo i miei studi di psicologia.


Alex - Qual è stato un momento cruciale della sua carriera che ha influenzato i pezzi che ha scritto?

 

Malik - Devo dire che da quando mi sono messo a scrivere, non ho mai smesso d’ispirarmi al mio vissuto personale e a quello degli altri. Ma ovviamente c’erano dei momenti di produzione scarsa e altri di produzione più abbondante. Nel mio caso, scrivo meglio e di più quando sono sereno. È in quei momenti di pace dell’animo che ho potuto dare il meglio di me. Il minimo turbamento mi blocca.


Alex - Qual è il suo processo quando scrive? Dall'inizio al prodotto finale qual è secondo lei un buon approccio alla produzione di pubblicazioni di impatto?

 

Malik - Non credo che io abbia avuto scelta nel processo della scrittura, ma sono le circostanze della vita stessa che mi hanno sempre dettato i momenti e la frequenza nello scrivere. Una volta identificato il soggetto e avviato il progetto, la mia mente non smette mai di pensarci per elaborarlo, arricchirlo, emendarlo o modificarlo. Ma non mi trovo sempre davanti al computer per poter scrivere direttamente tutto ciò che mi interessa: mi capita spesso di prendere nota su carta o addirittura di scrivere tutto un brano fuori di casa. E quando sono a casa, riporto quelle note sul computer. Quanto all’approccio migliore, credo che ogni autore ne abbia uno proprio, perché ognuno di noi parte da un’esperienza di vita diversa e strettamente personale.


Alex - Quando si è reso conto che la scrittura era qualcosa che voleva perseguire e come ha preso provvedimenti per far diventare quella passione una professione?

 

Malik - All’inizio, scrivere fu per me un’esigenza personale: sentivo che la scrittura mi avrebbe aiutato a capire me stesso, a risolvere i miei piccoli problemi esistenziali e quelli legati alle mie relazioni con gli altri, a rendere migliore il mio mondo. Ma scrivevo per me stesso, pensando che quegli scritti non interessassero nessun altro che me. Poi, a Milano, ho conosciuto un amico al quale avevo raccontato della mia avventura, la mia passione, per la scrittura. Interessato, quest’amico mi ha chiesto di fargli leggere quel che scrivevo. Era il presidente di un’associazione culturale che promuove la produzione letteraria degli immigrati che scrivono in lingua italiana. È stato proprio lui a incoraggiarmi a scrivere in modo sistematico e a correggere un po’ il mio italiano. L’opera che uscì fuori da questo incontro fu presentata in biblioteca davanti a un pubblico numeroso. Stando al dibattito scaturito, agli applausi, alle congratulazioni, ho scoperto che potevo anche scrivere per gli altri… che anche gli altri possono interessarsi a ciò che scrivo. È da quel momento che mi sono messo a scrivere non solo per me stesso, ma per gli altri.


Alex - Perché pensa che sia importante per gli autori migranti contribuire alla ricchezza della letteratura italiana?

 

Malik - Ciò che è importante nell’atto di scrivere è esprimersi. E il risultato è un’opera. Ovviamente, lo scritto dovrebbe essere di valore, altrimenti andrebbe cestinato. Anche perché l’arricchimento della cultura avviene solo attraverso opere di una reale qualità conoscitiva ed estetica. L’autore ha un pubblico; qui in Italia il pubblico è italiano e l’opera deve essere quindi della stessa lingua. Perciò quando un autore, italiano o straniero, produce un’opera, essa giova all’autore in primo luogo, ma è la letteratura in generale che ne viene arricchita, è naturale.

Inoltre non dimentichiamo che l’autore straniero è ospite in Italia e, a mio parere, il minimo con cui può ricambiare è arricchire la cultura del paese ospitante e così facendo onorandola. 

 

Abdelmalek Smari (Malik)

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