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BERBERICUS

Vues et vécus en Algérie et ailleurs. Forum où au cours des jours et du temps j'essaierai de donner quelque chose de moi en quelques mots qui, j'espère, seront modestes, justes et élégants dans la mesure du possible. Bienvenue donc à qui accède à cet espace et bienvenue à ses commentaires. Abdelmalek SMARI

“MORENDO, UDÌ RONZARE UNA MOSCA” (6)

 

Storia (moderna) dell’Algeria

Se il personaggio di Santo (diventato poi Logr e finalmente Khalti) è pesante e onnipresente, è perché la tendenza generale degli attuali algerini è quella di trovare un commercio che li faccia guadagnare senza grandi spese, senza sacrifici, senza neanche il minimo investimento, tutto l’oro che vogliano. Tutto dovrebbe essere beneficio, persino i soldi degli altri che si trovano nelle nostre mani o tasche! E se gli algerini contestano il potere e lo trovano comunque ingiusto, dittatoriale e ladro, e se ne lamentano come di peste, è solo perché pensano che si possa vivere in uno Stato dove sarebbe possibile se non necessario di fare a meno di pagare le tasse.

Purtroppo gli storici, forse, non hanno ancora colto bene questa natura da parassita negli algerini e quindi non sono ancora riusciti a capire una buona parte di questo morbo civile che affetta letalmente gran parte degli algerini.

Così sono passati accanto alla spiegazione plausibile delle tare che ci minano in Algeria… e così anche i loro sforzi (gli sforzi degli storici) di portarvi una soluzione alla carenza del senso dello stato che caratterizza parecchi algerini, si rivelano sempre vani e inutili. E ciò ovviamente nuoce alla loro arte o scienza… storica.

Hanno immaginato tutto, i nostri storici, tranne questa tendenza parassitaria che è diventata ormai un seconda natura nell’algerino. Certo, un’abitudine non tanto dettata dalla natura umana (la natura ci ha messo nel programma d’uso, dopo fabbricazione, sia l’egoismo sia la solidarietà, sicuramente in proporzione equilibrate) quanto dalle tragiche vicende storiche, particolarmente atroci e disumane, che l’Algeria aveva vissuto per cinque secoli tondi.

Fin dagli albori dell’occupazione ottomana - che avvenne nel 1515 e che terminò nel 1830 con la vendita/consegna del paese ai francesi, che ci avevano occupati fino al 1962 - nessun algerino autoctono aveva più toccato al potere.

Un alto funzionario turco, Hamdane Khoudja, testimone della presa di Algeri dai francesi, lo dice chiaramente nel suo libro “Lo specchio”.

I francesi, pure loro, fecero tesoro di un insegnamento del genere, e il famoso De Tocqueville, seppur autore della Democrazia, metteva in guardia i suoi compatrioti francesi contro il rischio mortale di lasciare l’indigeno, l’algerino, avvicinarsi alla sfera del potere.

Detto, fatto… questa esclusione dalla sfera umana durò per cinque secoli tondi.

Ora è ovvio che questa esclusione degli algerini dalla storia, dalla politica, dall’umanità; questo condizionamento a vedere nel governante una figura di straniero impostore, brigante, crudele, superbamente infame ed egoista; questo perverso condizionamento, dico, ha creato negli algerini un’avversione viscerale per ogni potere, per ogni suo rappresentante, fosse egli stesso!!!

Così, quando l’Algeria ritornò a gestire il proprio destino con la mano e la mente dei propri figli, ecco gli algerini, ancora sedati da questi cinque secoli di dressage allo schiavismo, all’in-automia, all’idiozia politica, alla disumanità… eccoli nemici del potere, della sua gente, dello stato insomma.  

Essi non capiscono ancora che le tasse sono una necessità vitale per lo Stato che non è altro che l’espressione della loro società, di se tessi.

Non capiscono e non vogliono né capire né credere che i loro governanti, dopo il 1962, sono carne della loro carne, sono loro stessi.

Ed ecco perché non riescono a capire che qualunque sia la forma di governo che loro avranno, qualche tributo, loro devono inesorabilmente pagare, che sia un governo autoctono di gente comunque giusta e onesta, o straniero di gente comunque fatta di briganti, di mercenari o di magnacci…

Non capiscono ancora che devono pagare delle imposte giuste e clementi (nel caso dei governanti autoctoni, legittimi) o delle imposte abusive e gravemente pesanti (nel caso degli usurpatori stranieri).

Ecco infine perché il Fronte Islamico di Salvezza (FIS), l’attuale hirak o altri movimenti populisti di contestazione del potere e dello Stato, attecchiscono nelle anime storte di questi algerini che soffrono della sindrome di questa idiozia, nel senso etimologico della parola (la carenza del senso dello stato), e sono seguiti con entusiasmo, con zelo militante e con una specie di fede d’allodola.

Basta che qualche manipolatore furbo (gli sbirri del neocolonialismo ad esempio, le forze reazionarie e alienate, i bougnoul cronici) dica loro, ad esempio, che se fosse stato lui a governare lo stato algerino, li avrebbe esonerato dal pagare le tassi… Ciò che il FIS aveva fatto con un successo clamoroso, purtroppo.

O, che è la stessa cosa, basta che quell’impostore gli dica che i capi del regime o del potere (gli sbirri dell’imperialismo chiamano i nostri governanti con questi mistifemi peggiorativi per delegittimarli, per abbatterli semanticamente prima di abbatterli fisicamente) sono dei corrotti che hanno castelli in Spagna e sulla Loira e il Tamigi, che sono dei ladri che hanno rubato migliaia di miliardi di dollari e continuano a rubare! Anche se queste somme non esistono ancora sulla terra, anche se non esistono neanche nell’attuale Cina, USA, cosiddetta Europa, Giappone e altri paesi rose bonbon messi insieme.

Le stesse persone che ci hanno schiavizzato per secoli riconoscono che siamo un popolo che sa d’essere l’unico nel mondo musulmano ad aver conquistato la propria indipendenza al costo di una lunga e terribile guerra che ha devastato le nostre terre e umiliato, esiliato e ucciso milioni di algerini.
In più di quest’opera “pia” degli esecrabili colonialismi ottomano e francese, esiste un altro male, non minore, anch’esso grande opera, del “FIS de la haine”, come lo chiamava Rachid Boudjedra. Questo movimento reazionario e nichilista ha interrotto lo slancio degli algerini verso il progresso, l’emancipazione morale e la prosperità economica.

L’esodo rurale che questo FIS dell’odio aveva provocato negli anni ‘90 portò principalmente molti cittadini a lasciare violentemente il loro villaggio per stabilirsi in città. E così hanno perso i loro orientamenti e adottato comportamenti sfasati, inadeguati con la vita in città.

Ove passano, questi islamisti, questi mercenari, lasciano rovine, squallore, bruttezze, violenza e disarmonia… e le nostre città diventano degli zoo senza recinti né personale curante.

 

Abdelmalek Smari

 

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