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BERBERICUS

Vues et vécus en Algérie et ailleurs. Forum où au cours des jours et du temps j'essaierai de donner quelque chose de moi en quelques mots qui, j'espère, seront modestes, justes et élégants dans la mesure du possible. Bienvenue donc à qui accède à cet espace et bienvenue à ses commentaires. Abdelmalek SMARI

“MORENDO, UDÌ RONZARE UNA MOSCA” (7 e fine)

 

Dei sogni nell’opera

L’uso dei sogni in un’opera letteraria non è semplice: stando a Nabokov – nel suo saggio “Littératures” -, i sogni dei personaggi dovrebbero essere costruiti (dall’autore ovviamente) non a partire dai propri sogni o dai sogni che gli altri gli hanno magari raccontati, non a partire dall’universo reale dove si svolge la vita dell’autore stesso e dei personaggi modelli da cui nascono i personaggi dell’opera, ma a partire dall’opera stessa che fa da universo per il protagonista sognante.

Nabokov crede di aver trovato, nel romanzo di Tolstoj Anna karenina, tutti gli ingredienti di un sogno comune (condiviso) tra Anna Karenina e il suo amante, nelle storie, discorsi, costumi, sensibilità e paesaggi che il lettore può trovare nell’opera.

Personalmente ho usato spesso dei sogni nei miei scritti (nella prosa come nella poesia, anche se in quest’ultima in una proporzione minore), ma mai - lo dico per la storia - ho pensato di auscultare (nel senso medicale o tolstoiano) il mormorio di fondo della psicologia e dell’esistenza del personaggio per estrarne un sogno.

Quando ebbi quest’informazione, questo monito di Nabokov, sentì un disagio… anche se non tutte le idee ci colpiscono e ci seducono solo per la verità che possano comportare, ma ci colpiscono e ci seducono anche per la loro novità e la nostra impreparazione…

Nel mio caso, quando mi metto su un progetto di scrittura, mi ci butto con tutta la mia anima, quella immateriale che non si vede e quella concreta che il tempo, le parole e la fantasia esprimono. Quindi, a ripensarci con questo senno del poi, sono arrivato a smussare un tantino la rude e crudele critica di Nabokov: l’opera comunque nasce nel crogiolo che è l’universo dello scrittore, ciò che fa l’opera è lo stesso materiale che fa i suoi dettagli sogno o reverie, lingua o logica, poesia o etica…

Alcuni sogni vengono trascritti da Nabil e mandati via mail a Chris (divenuta poi Dania) che li interpreta e glieli rimanda indietro. Non ne fa tanti e le manda solo quelli che lui ritiene significativi. Poi ovviamente smetterà perché teme per la sua intimità. O forse, forse, se li riserva per i giorni in cui andrà a vivere con lei. Ma a volte ha l’impressione che quasi nulla traspaia dall’intimità di Chris/Dania. Non se lo confessa e, però, mantiene la speranza che un giorno, quando s’incontreranno, in quella intimità allora, lui le parlerà di sé e dei suoi sogni.

Un sogno che ha trascritto per mandarlo alla morosa, è questo: “Mi vedo in un paesaggio urbano a me familiare, ma solo durante il sogno (o perché mi ricorda altri sogni precedenti). Sto passeggiando. A un certo momento, il luogo è diventato un giardino. Vedo degli animali selvatici che vi hanno fatto il loro habitat, visto che è stato sbarazzato dalla presenza del predatore dei predatori: l’uomo. Vedo un piccolo lupo, forse una tigre o qualche capriolo o cervo che scappa dal mio sguardo. Vado avanti e guardo. Non c’è più niente. Ma ecco che intravedo dei colori. È un pappagallo con colori splendenti. Cerco di avvicinarmi a lui ma lui scappa nella piccola giungla. Ha ritrovato la sua verecondia originale. Vedo dei ragazzi. Ho paura che invadano quel puro e libero paradiso, cerco di dissuaderli. Mi viene un’idea così bella e realistica che mi sveglio mentre cerco di formularla: potrei comprare un terreno, recintarlo, piantarvi qualche albero e dedicarlo a chi fra gli animali abbia voglia di andarci a vivere.”

Più tardi nella mattinata, mentre aspetto la metrò per andare al lavoro, mi sorge il problema dell’acqua per quell’impresa di sogno-realtà! Oppure è la realtà che continua il sogno?

Mi sono alzato alle 6.15 e ora sono le 8.05 del lunedì 12 marzo 2012. Penso ancora al significato di quel sogno: sarà la giungla d’idee e d’immagini che ho scoperto quando mi son messo a scrivere questo romanzo?

Comunque siano le cose e comunque sia l’appunto di Nabokov, sono sicuro che un lettore determinato e curioso potrebbe trovare nell’opera stessa - se li cerca con cura e metodo - tutti gli ingredienti di questo sogno nel vissuto di Nabil, per la semplice ragione come ho detto che sogno e veglia procedono dalla stessa fonte: la sensibilità dell’autore. Lo dice anche Nabokov stesso!

Il secondo sogno da raccontare è il seguente: “Una ragazza gli fa un pompino poi si ritira per sputare la goccia che aveva preso nella bocca sotto lo sguardo di un’altra persona.”

Dania poi, dopo aver sottoposto questo sogno di Nabil a uno psicoanalista, gli fa capire, che si tratta di un rituale superstizioso che, nel linguaggio chiaro e conciso dei sogni, significa che ciò che verrà dopo è in realtà il migliore, non la prima goccia. È il passato, ciò che è passato, che si ammuffisce e puzza e che bisogna vomitare o sputare.

Inutile dire che questi sogni e tanti altri immaginati sono scomparsi nella versione finale. In realtà sono stati modificati talmente e rielaborati che essi non si riconoscono più. Ma la sostanza che li aveva concepiti e data loro vita, essa persiste e costituisce il leitmotiv di tutta la storia del romanzo.

I critici troveranno altri particolari e ci proiettano un po’ dei loro fantasmi e fantasie… ma ciò che ho scritto qui è in grandi linee l’epopea di questo romanzo di cui sono orgoglioso e – spero bene – che piaccia.

 

Abdelmalek Smari

 

Milano, casa 01.06 del 16-11-2019

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