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BERBERICUS

Vues et vécus en Algérie et ailleurs. Forum où au cours des jours et du temps j'essaierai de donner quelque chose de moi en quelques mots qui, j'espère, seront modestes, justes et élégants dans la mesure du possible. Bienvenue donc à qui accède à cet espace et bienvenue à ses commentaires. Abdelmalek SMARI

“MORENDO, UDÌ RONZARE UNA MOSCA” (3 - 2)

 

Ma è, ovviamente, l’amore, non altro, la causa principale di questa sua irrequietezza. Un amore davvero impossibile, come rivela in seguito il film del suo destino. Un amore molto lontano poiché tra lui e la sua amata Dania (nome che lui cerca di avvicinare al nome arabo Douniya che significa vita), c’è davvero un oceano, l’oceano atlantico stesso.

Sì, l’oceano atlantico con le sue acque “oceaniche” e le sue incommensurabili distanze!

In più di quest’ostacolo geografico immenso, bisogna aggiungere quello politico e ideologico non meno crudele e immenso: la scocciatura di chiedere il visto senza mai poterlo avere, l’impossibilità di avere dollari o altre valute forti, l’insostenibile e umiliante terzo grado dei servizi consolari... e in più di tutto questo, l’indelebile cliché dell’algerino, considerato per default come potenziale terrorista nel paese non già di Trump, ma dello stesso Obama, Bush, o Clinton...

Tuttavia l’oceano e la testa di arabo dell’algerino, se sono ostacoli, si possono superare con un po’ di volontà, desiderio, energia e lucidità. Perché in realtà il vero problema è l’inganno degli uomini ...

Immaginiamo un insetto che atterra su una fonte di luce e che, prendendola per dell’aria libera, per un percorso diretto verso la felicità e la libertà, non avrà neanche il tempo di rendersi conto che, oltre alle sue ali, è tutto il suo corpo che questa luce infida brucia, calcina!

Sì, il mio romanzo racconta la malvagità dell’uomo che non esita a sfruttare i desideri legittimi di suo fratello l’uomo per esercitare su di lui la sua perversa ma quanto vana volontà di dominare, di fare Dio!

La storia raccontata ne “La trottola” ha come veicolo portante l’impero crudele e sordo, non sempre innocente, della moda di questi nostri giorni, ovverosia la morsa tremenda della cibernetica, della virtualità dei nuovi rapporti umani (fittizi?) attualizzati solo sui display e altra logistica dei social-media.

Oltre al personaggio principale, ci sono un bel po’ di altri personaggi, tutti sono più o meno ben costruiti, direi! Ciò mi rallegra, perché non sono un Tolstoj per poter gestire il destino di tanti personaggi. Eppure questo romanzo mi ha dato l’opportunità di cementarmi in quest’arte di gestire più destini insieme.

Nabil è in qualche modo il mio don Chisciotte: egli crede negli studi, nei sogni e nella loro realizzazione, nell’amore anche lontano, nella psicoanalisi, nella precarietà del mondo e quindi, soprattutto, nella salvezza del mondo.

Gli altri personaggi dimostrano l’esistenza di altre realtà più diffuse e che hanno delle dinamiche e delle gerarchie che le reggono: oltre al pazzo che si rivela onesto e giusto, il vecchio moudjahid, parteggiano, il rappresentante delle forze dell’ordine, il commerciante evasore di tasse, la contrabbandiera, lo studente/intellettuale “inutile”, il giovane aspirante a un lavoro, la donna cancellata quando non viene violentata e maltrattata, i gay che lottano per un loro orgoglio e persino un asinello piccino e indifeso, aggredito e letteralmente arrostito!

Però, la speranza c’è, come ho detto, nelle generazioni montanti rappresentate da una specie di lucidità precoce, di dignità e audacia che avvertiamo nella bimba, Fufa.

Questo romanzo è stato ideato anche per essere dedicato all’Algeria attraverso gli occhi di Fufa che rappresenta, da ogni punto di vista, questo giovane e sorridente paese con ciò che ha realizzato dopo la sciagura dell’occupazione di quasi cinque secoli: privato ed escluso dalla sua libertà, dalla propria lingua, dalle sue ambizioni, dai suoi valori che stentano ancora a ripristinarsi, a imporsi a noi algerini e a risvegliare le nostre sensibilità ancora anestetizzate dai devastanti cinque secoli di oppressione mortale, di umiliazione e di disumanizzazione che ci hanno esclusi dal sognare una vita libera e dignitosa, autonoma e responsabile, serena e piacevole.

 

Abdelmalek Smari

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