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BERBERICUS

Vues et vécus en Algérie et ailleurs. Forum où au cours des jours et du temps j'essaierai de donner quelque chose de moi en quelques mots qui, j'espère, seront modestes, justes et élégants dans la mesure du possible. Bienvenue donc à qui accède à cet espace et bienvenue à ses commentaires. Abdelmalek SMARI

“MORENDO, UDÌ RONZARE UNA MOSCA” (1)

 

 

De

La Trottola – nuovo romanzo di Abdelmalek Smari

 

“In quel libro, compiuto obbedendo all’imperativo della più profonda interiorità, non sono riuscito a esprimere per intero il mio stupore sul fatto che da secoli gli uomini trattino familiarmente con la vita e con la morte (Dio, non lo nomino neppure), e poi di fronte a questi compiti immediati, unici se bene considerati (perché: cos’altro abbiamo da fare?), ancora oggi (e per quanto ancora?) rimangano incerti, perplessi  come principianti, tra la paura e il sotterfugio.”

Rainer Maria Rilke 

 

 

Gestazione de La trottola

Devo tanto in questa ripresa scritturale, dopo una forte depressione con un’atroce apatia, al breve e felice racconto “I NAC e il paese rose bonbon”.

Questo mio nuovo romanzo è stato iniziato durante una crisi di depressione molto seria, sotto effetto di sertranina e qualche seduta psicoterapeutica… io che non credo in queste ciarlatanerie (come le chiamava Nabokov)!

L’inizio di questo romanzo ha patito anche dal doloroso e lungo dilemma sul fatto seguente: “Con quale lingua devo scrivere, ora che gli italiani mi snobbano, mi considerano come un rappresentante di un folklore etnico...?”

Fu solo sotto la sollecitazione di un’amica di Brescia, la scrittrice Ramona Parenzan, che mi ero ricollegato, riconnesso, con la scrittura.

Rami, come amava farsi chiamare, voleva curare allora la produzione di un’opera collettiva sulla condizione di vita – difficile e precaria - di persone straniere che vivono in un casermone a Porto Ricanti. La curatrice aveva contattato, per fare ciò, alcuni di noi scrittori stranieri, mandandoci foto del casermone e interviste che lei stessa aveva realizzato presso gli inquilini ricanatesi.

Per quanto mi riguarda, l’idea mi piacque tanto e mi ispirò quindi il bel racconto, “I NAC e il paese rose bonbon”, bello come un figlio che viene in tarda età. E di colpo la vena di scrivere mi ritornò, anche grazie all’indulto che ci offre ogni nuovo cantiere nell’industria dell’opera d’arte (mail e carteggio, telefonate e sms, critica e riflessioni diverse).

Costretto a seguire in qualche modo le linee della curatrice, parlai di altro invece di quello che si era messo a frullare nella mia testa.

Pensavo di contribuire all’opera curata da Parenzan con un’altra storia, ma poi mi ero detto che era meglio farne due, anche perché i due racconti non hanno un granché da spartire l’uno con l’altro.

Infatti, giusto in quei momenti, durante un viaggio in Algeria (Hamma e Costantina: luoghi ove è ambientato il venturo La Trottola), incontrai un amico, Nabil, che mi disse, senza introduzione alcuna e con grande affanno di gioia e di delirio, che ce l’aveva fatta… “Aspetto solo il passaporto, mi spiegava. Arriverà fra un paio di giorni.”

“Chi, cosa? Gli chiesi.”

“Lei, la mia ragazza, Douniya, la libanese. Devo andare all’estero a vivere con lei.”

Un nostro amico comune mi “confermò” più tardi la notizia. Mi aveva detto poi che era da mesi che Nabil aveva décompensé, perso le staffe, si era messo a delirare. Credeva davvero in questo suo sogno.

“Peccato, risposi io, un ingegnere, formato con grandi sacrifici dello stato, diversamente neutralizzato, sprecato, perduto!”

Dopo “L’asino sulla terrazza”, un altro racconto mio, avevo messo in cantiere un altro racconto “Terra rara”, una commedia (Il generale e L’epidemia, due titoli immaginati poi scartati perché volevo evitare l’amalgama con certi titoli usati come  l’autunno del generale o la peste di Camus). Avrei voluto scrivere un terzo racconto nello stesso filone di questi due miei racconti per farne una trilogia.

 

Abdelmalek Smari

 

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