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BERBERICUS

Vues et vécus en Algérie et ailleurs. Forum où au cours des jours et du temps j'essaierai de donner quelque chose de moi en quelques mots qui, j'espère, seront modestes, justes et élégants dans la mesure du possible. Bienvenue donc à qui accède à cet espace et bienvenue à ses commentaires. Abdelmalek SMARI

“MORENDO, UDÌ RONZARE UNA MOSCA” (2)

De

La Trottola – nuovo romanzo di Abdelmalek Smari

 

 

Titolo/i

Con gli anni, mi sono reso conto che sto diventando una macchina da coniare titoli, anche il minimo paragrafo troverà da me un titolo, un rappresentante! Ho persino una poesiola di un verso con un grande titolo!

E questo nuovo romanzo non sfugge neanche esso alla legge ferrea di questa mia mania.

Uno dei titoli immaginati era “Gente di Hamma” subito scartato, tuttavia, perché non volevo plagiare quello di James Joyce “Gente di Dublino”.

Il titolo originale invece era “Miss Chris e il settimo assassino” (o quinto? Non mi ricordo più). Seguito da un altro della stessa natura: “Dov’è andato il quinto assassino”. Ma siccome non sapevo che stavo scrivendo una specie di romanzo di spionaggio, ho cancellato anche questi due titoli.

Poi è arrivato un altro titolo: “Le notti del gelsomino”, già che ero andato fino alla mia infanzia remota a cercare la materia prima per costruire questo edificio, mi sono imbattuto nel ricordo delle notti dolci e sereni come il profumo del gelsomino, che veniva a vistarci, due amici e me, seduti davanti alla porta di casa su delle stuoie d’alfa, ad ascoltare la musica notturna e altre storie istruttive e divertenti che la nostra radiolina diffondeva dolce e già nostalgica del futuro. Quindi ho pensato di dare a queste notti la chance di ritornare alla vita. Solo che una amica me lo ha sconsigliato perché secondo lei faceva un po’ melo, come titolo.

“Pericoli dei grandi”, “Il cratere” (che era piaciuto a Giovanna, la mia prima lettrice, critico e editor), “Lo schiaffo” sono titoli immaginati, piaciuti, giustificati, ma scartati (perché ce n’erano di meglio?)

Poi venne il titolo “Le quattro stagioni”, e la tentazione di organizzare la tempistica della storia in un modello a quattro stagioni non mi era indifferente:

  • Fufa, la bimba, rappresenta la primavera, la speranza e la bella innocenza;
  • Nabil, il protagonista principale, l’infante di quella corte, rappresenta il vigore di sognare amore e grandezza. Ed è in questo sogno d’amore incondizionato per la vita che egli attinge la sua speranza e il suo ottimismo.
  • Robert, l’adulto maturo, furbo e cinico che interpreta i disegni della stagione pallida mettendo in esecuzione la sua volontà d’inerzia. Robert è anche il famoso attore (De Niro), ovverosia il suo ruolo in due film molto istruttivi sulle magagne dell’impero americano e le sue mistificazioni (Sesso e potere – e un altro film sulla CIA). L’impero che Robert rappresenta è esso stesso la metafora dell’esistenza umana. Un’esistenza in cui l’individuo che, vivendo e volando e innocentemente cercando amore e felicità, si trova spesso davanti qualche forza distruttiva, umana purtroppo. Come se l’opera inesorabile del tempo e quella del deperimento naturale non bastassero! Questa malvagità, che il nostro prossimo ci infligge, ci porta allo spreco delle nostre energie e dei nostri preziosi giorni nel combattere per resistere, per esistere.
  • Infine il vecchietto che continua a vivere fiero come un leone - un leone dei monti Aures che combatteva valorosamente per l’indipendenza dell’Algeria - e che rivive solo nel ricordo evocato come quello di chi sta per morire e sente già il ronzio di una mosca; o come noi, d’inverno, evochiamo la verde stagione, davanti a un ridicolo e futile fuoco.

“Lo sconosciuto che mi ha rubato il cellulare” fu anch’esso un titolo sollecitato. Avevo letto una cronaca in quei giorni (mentre la stesura cresceva) che racconta la storia di una signora tedesca che si era fatta rubare apposta il suo cellulare in Spagna. Creò poi un blog col titolo “La vita dell’ignoto che mi ha rubato il cellulare”. In questo blog lei rendeva pubblica la vita del presunto ladro. Ed è venuta fuori una cronaca bella e affascinante che poteva servire alcuni particolari alla storia che stavo cercando di costruire.

Come era arrivata la signora a seguire la vita del cosiddetto ladro? Genio tedesco!

Fu grazie a un’app. che consentiva di recuperare tutto ciò che il ladro viveva e condivideva, fotografie, filmati, sms e chiamate: un “in life” diversamente impossibile di questo “ladro visto dall’interno”. Si vedevano le foto del presunto ladro in pantaloncini, sorridente, in posa, di profilo, di fronte, seduto, contorto o con smorfie...

Pensai allora che a questo punto il telefonino dello steward, un altro protagonista de La trottola, sarà un pc portatile.

Per quanto riguarda la mia storia. Non bisogna necessariamente determinare l’origine del telefono, del pc: tutto ciò che si saprà sono voci che dicono “Nabil l’ha ricevuto da un suo viaggio a Tunisi dalle mani di quella che si sta logorando per lui oltre oceano.”

Segretamente, Nabil si vanta di questi gratificanti pettegolezzi, anzi ci vede una specie di augurio e soprattutto di aurea che forza la gente a rispettarlo e trattarlo con molta considerazione. Non ha mai confessato nulla a nessuno su questo argomento. La prova concreta è che promette a Fufa di regalarle il suo vecchio telefonino.

Quanto alla storia “imbrogliata” del suo nuovo telefonino, essa procede della stessa natura intrigante inerente ai 007.

Tuttavia ho scartato pure quest’ultimo titolo: mi sarei forse trovato a tessere il resto invisibile ma immaginabile, quindi plagiabile, della storia di questa signora malvagia con le vicende della sua fessa di cavia.

Finalmente sono arrivato a “La trottola” che significa (ezzarbote nel dialetto di Hamma). Se guardiamo bene la copertina, in fondo al disegno a destra, vediamo una trottola (sono stato io a disegnarla, proprio come la bambina che gioca a campana).

La trottola, divertimento pascaliano…

Su questo titolo ho riflettuto molto e, come per il mio romanzo precedente “L’occidentalista”, sono andato su internet per vedere se non stessi per sfondare delle porte spalancate.

Alla fine sono rimasto a questo titolo, sedotto dalla sua originalità, dalla filosofia del tempo che passa, filosofia più in sintonia con la mia sensibilità (Voyez - scrivevo -, c’est le temps et point l’ennui qui tue. Ou c’est plutôt le temps qui se fait ennui.); sedotto da questo ronzio della mosca della Dickinson; sedotto dalla pertinente costatazione di Pascal.

Adesso che ci penso, prima che leggessi la poesia di Dickinson (l’ho letta solo quando “La trottola” era già uscito: ottobre 2019!), avevo pensato alla mosca come un elemento di trastullo esistenziale, di divertissement pascaliano, quando fece dire a un personaggio che ognuno dei mortali, tale un creatura felina, s’inventa la propria mosca e cerca poi di darle caccia e divertirsi quindi dalla noia della vita. Gli/i hammiya, gli abitanti di Hamma,  hanno dato nome e viso a questa noia e alla necessità di scongiurarla, scacciarla, dimenticarla: “Quando il pastore si annoia, rompe il proprio bastone” per crearsi poi l’occupazione di rimetterlo a posto.

Adesso, anche volendo, non posso più cambiare il titolo: ormai è questo e basta. Quando l’editore mi ha confermato l’uscita effettiva del libro, sono andato a cercarlo in internet… e, strano ma vero, cosa ho trovato? un libro che aveva – già dagli anni 80! – lo stesso titolo! Troppo tardi!

Per dispetto, per punirlo come diceva Octavio Paz, taccio il nome dell’autore di una tale “abiezione”.

Scherzi a parte, questo imprevisto non mi dispiace tanto: il grande Rousseau aveva usato come titolo la parola “Confessioni”, pur sapendo che esisteva un’opera che aveva preceduto la sua, con lo stesso titolo, quella di Agostino.

E poi, non si può aver ragione del genio italiano: dopo tutto, questo autore mi ha preceduto nell’immaginare tale titolo… amen!

L’importante è che “La Trottola”, il mio romanzo, è finalmente in librerie, in Italia! Ed è prenotabile sui siti de La Feltrinelli, Amazon, IBS, Mondadori, Hoepli e altri siti ancora e librerie di Milano e di tutta Italia.

Dedico questo romanzo a tutta la gente di Hamma e di Costantina, a tutti gli amici algerini e italiani e al popolo della letteratura e della conoscenza.

Il mio desiderio - anzi una promessa per me – è che quest’opera venga letta da coloro che per e con amor loro è stata creata, e a loro e da loro è stata preparata.

Non è più il polemista che vi parla, cari amici lettori, ma è il modesto e mite scrittore. Se la politica è guerra… di parole, la letteratura, essa, è riposo del guerriero. Pertanto, via le asce e le rozze parole! Sì, invece, alle dolci parole… del perdono?
No, già che nessuno pecca nella sua lotta politica!

 

Abdelmalek Smari

 

 

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