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BERBERICUS

Vues et vécus en Algérie et ailleurs. Forum où au cours des jours et du temps j'essaierai de donner quelque chose de moi en quelques mots qui, j'espère, seront modestes, justes et élégants dans la mesure du possible. Bienvenue donc à qui accède à cet espace et bienvenue à ses commentaires. Abdelmalek SMARI

Penare, tale è l’umana sorte - (2)

 

Meursault Golia?

Comincio subito per dire l’idea, poi man mano cercherò di introdurre gli indizi nuovi e le nuove considerazioni.

Intanto posso dire che Golia, sia per etimologia, sia per “etologia” (comportamento), sia per atteggiamento (senso e sensibilità) è un personaggio che fa pensare, se non addirittura rimanda in maniera diretta, a Meursault, il personaggio de “Lo straniero” di Albert Camus!

La differenza, forse un po’, risiede nella prospettiva: mentre Meursault vive la sua esistenza di (presunto) indifferente, ma che la porta fino alle estreme conseguenze criminali come un perfetto Raskolnikov, Golia ci riflette sopra e non passa all’atto, anzi: sembra che la sua esistenza sia la spiegazione après coup dell’atteggiamento-carattere di Meursault.

Forse, riflettendoci, soffermandosi sopra, il Golia riesce ipso facto a scongiurare queste estreme conseguenze e neutralizzarne l’effetto negativo criminogeno, mantenendo l’atteggiamento appunto a livello di atteggiamento, senza passare cioè all’atto.

Forse…

Sono alle supposizioni?

Certo, ma vi è del vero dal momento che queste dette supposizioni mi sono state suggerite proprio dalla lettura di questo libro e non di un altro.

Ovviamente, il concorso di altri libri (Lo straniero di Camus, ad esempio) è necessario, ma non è così tanto indispensabile poi. Meursault non aveva tempo di soffermarsi per discorrere sull’essere e il divenire della sua condizione.

Forse non fosse stata la sua immobilizzazione (il suo arresto e la sua messa in prigione) per omicidio, neanche Camus, il suo creatore, avrebbe potuto osare chiedergli di rendere conto della sua vita.

Contrariamente, Golia chiede volentieri di dispiegare la sua vita… in cerca di una protezione, di una compagnia o di un’opportunità di esibirsi tout court?

Ma uno così interessato a qualcosa, uno a cui “piace essere visto come uno pacato”, può essere considerato indifferente?

Il comportamento di Mersault di fronte alla notizia della morte della madre (anche se la chiama col termine caloroso e tenero di maman) fa pensare al fatto che egli stesso avrebbe potuto anche ucciderla senza stato d’animo alcuno.

Il comportamento (atteggiamento) di Golia nei confronti della genitrice (un atto semantico di uccisione, di distanziazione senza deferenza alcuna) fa pensare che pure lui avrebbe potuto ucciderla senza nessun problema di coscienza (quando rimpiange il fatto che ella non sia morta “quando avrebbe dovuto, quando sarebbe stato opportuno.”), ma un assassino semantico, fanfarone, da narcisisti non di più.

Detto per inciso, sarà il suo creatore, l’autore, che se ne occuperà poi!

 

Un fils-à-maman

Il personaggio è snervante, insolente, come un fils à maman.

Ciò è vero.

Golia sarà un avatar di Berto il cialtrone, che anche lui è un personaggio snervante o perlomeno diversamente snervante?

Sarà perché l’uno e l’altro sono figli della stessa sensibilità, dello stesso autore?

Senza dubbio: dopo tutto, l’universo dell’opera non può essere che l’universo dell’autore stesso della stessa opera, da cui l’opera procede.

Dobbiamo capire perciò che entrambi i personaggi di Renato Rizzi sono così limpidi che riescono a fare trasparire il loro autore come un’acqua limpida fa trasparire il fondo del letto dove scorre.

Quanto alla scelta dei nomi dei personaggi (scazzi, ad esempio, o altri nomi d’ispirazione biblica) che contrastano con le situazioni esistenziali in cui si trovano, questa scelta riflette la natura del linguaggio e tracia e segna l’humour del racconto.

Un humour che si vuole sarcastico-ironico, tra la presa in giro del personaggio e l’esecrazione della sua mediocrità.

Infatti, il linguaggio è molto scurrile. E non so se davvero sia abbinabile alla condizione di vita degli abitanti di questo olimpo dove vive e vegeta Golia; un personaggio che - seppur parte come figlio di una mamma di condizione modesta con costumi rozzi - si rivela, senza avvertirci, un signore dell’alta borghesia o quasi.

Un raffinatissimo buongustaio dei prestigiosi vini e cibi e delle divine melodie che può avere così, di botto e senza che il lettore sia preparato, una radio in eredità o come regalo di Natale la somma di 4000 euro data con nonchalance!

Si rivela un personaggio strano comunque, inverosimilmente fortunato, con il suo psi, i suoi riferimenti all’alta letteratura e altri viaggi e soggiorni in città e alberghi salati e stellati…

Si rivela insomma un signore che dovrebbe mangiare “col gomito appoggiato al tavolo.”

Più che indifferenza, forse è meglio parlare di snobismo di un fils-à-maman. Il resto sono americanate, penso.

Anzi, a pensarci bene, il Golia sembra un personaggio uscito fresco fresco col suo ambiente psichico-urbano da un film di Woody Allen.

Un newyorchese d’oc.

Molto significativo a questo riguardo lo stile, il linguaggio, i ritmi e i riferimenti che l’autore usa per accompagnarlo nel suo soggiorno newyorchese (nel capitolo 7- L’amore è dolore).

Un capitolo ove soffiano a sprazzi poesia, spensieratezza e vigore di giovinezza.

 

Abdelmalek Smari

 

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