Overblog
Editer l'article Suivre ce blog Administration + Créer mon blog

BERBERICUS

Vues et vécus en Algérie et ailleurs. Forum où au cours des jours et du temps j'essaierai de donner quelque chose de moi en quelques mots qui, j'espère, seront modestes, justes et élégants dans la mesure du possible. Bienvenue donc à qui accède à cet espace et bienvenue à ses commentaires. Abdelmalek SMARI

Penare, tale è l’umana sorte (*) - (1)

 

Considerazioni circa il romanzo di Renato Rizzi (1)

 

 

 

"In realtà, tutta la finzione è finzione. Tutta l’arte è bugia.

Il mondo di Flaubert, come quello di tutti i grandi scrittori,

è un mondo immaginario, che ha una sua logica, le sue

convenzioni, le sue stesse coincidenze. "(2)

Vladimir Nabokov (3)

 

 

Alla ricerca del Berto… perduto (4)

Appena ho sentito che il nuovo romanzo di Renato Rizzi “Think tank” era disponibile sugli scaffali della Feltrinelli di piazza Piemonte, sono andato a prenderlo e subito mi sono messo a leggerlo.

Ero curioso di vedere a che stirpe potrebbe appartenere questo neonato di personaggio. Non tardai a conoscerne il nome, Golia, con la sua etimologia pure!

Sembra che – almeno nei primi capitoli - egli si sia prefisso il compito di conformare la sua natura psichica, esistenziale, al significato etimologico del suo nome, al desiderio della mamma (Golia la chiama genitrice) più esattamente.

Sembra, perché poi non tarda a rivelarsi uno “stronzetto” d’ingrato per il suo continuo sputare nel piatto che lo nutrisce.

Comunque, sembra che non abbia voglia o capacità di onorare il proprio nome, quando dimostra – con ostentazione, pure! – che non ha nessuna intenzione di onorare la madre, la quale egli disprezza persino nella sua funzione biologica materno-affettiva.

Sarà una forma di ricatto come risposta al ricatto della madre per avergli scelto un nome-programma un po’ troppo impegnativo per le sue forze, le forze del Golia, e la sua voglia, contro il suo desiderio?

Sarà per punirla per aver peccato per “ambizione altrui”, per procura, quando - nana com’è – ha preteso che suo figlio dovesse essere un fusto gigantesco, un Golia appunto; come un letame che pretende dare luce al fiore più profumato e più bello del mondo?

Comunque la genitrice è stata più signora di lui quando gli ha scelto un nome simbolo di grandezza e di onore, anche se lui le ha impresso après coup un nome grossier che non viene che da ingrati… appunto da stronzetti.

Forse, il personaggio di Rizzi non ama il nome di un re e gigante, ma vinto da un minuscolo Davide.

Forse.

Nella storia, il lettore non mancherà di sbattere il naso contro alcuni elementi che possano, organicamente, rendere intelligibile e verosimile l’atteggiamento ostile (criminale, in potenza e in verbo) nei confronti della mamma.

Ho finito, prometto, con i miei giudizi moralistici; dopo tutto, il Golia non è che un personaggio, la creatura fittizia di un’opera dell’immaginazione.

Ma rimane un fatto molto realistico, verosimile quindi, e cioè: spesso i nostri nomi, anche volutici da altri, sono dei programmi di vita.

La differenza tra una persona (reale) e un personaggio (fittizio) è che la prima cerca di adeguare la propria esistenza che ha da costruire al nome che si trova, il secondo di adeguare il nome alla vita che l’autore gli infonde.

Un personaggio non è la sola creatura dell’arte, esiste un altro tipo di personaggio, anch’esso creatura di questa gente (eccentrica per definizione), la stirpe degli artisti soprattutto e dei popoli dei social forum in generale, che cerca di ribellarsi contro il nome ereditato creandosi un pseudonimo o un nome d’arte.

Insomma l’uno e l’altro, lo pseudonimo dell’autore e il nome della sua creatura, sono figli della natura artistica della Persona (l’artista).

E poi prima di conoscere Golia cercavo Berto, il cialtrone, il simpatico!

Forse ho tanta nostalgia di quest’altro personaggio simpatico del primo romanzo di Renato Rizzi…

Ma ciò che è sicuro è che io volevo fare una nuova conoscenza, visto il successo della prima che ho avuto con Berto.

Di questi, avevo già parlato nelle colonne della stessa rivista Il Ghibli (e anche nel presente blog), ma adesso voglio parlare del romanzo “Think tank” seguendo il piano di lettura, la cronologia del succedersi dei capitoli e degli eventi della storia.

E una storia c’è.

E c’è pure una trama, checché ne dica la quarta di copertina del libro.

Che cosa ci terrebbe attaccati ad un’opera se non la storia che ci racconta, la trama che ci propone, o che risveglia in noi stessi?

Credo di avere già avuto un’idea del personaggio! Almeno, credo che sono riuscito già a radunare un po’ d’indizi che mi hanno messo sulla strada della sua conoscenza.

È ovvio che non ho nessuna intenzione di affermare, con arroganza e magari contro l’autore stesso, che il personaggio sarà quello che io avrò riconosciuto e descritto…

Ma dirò lo stesso la mia, anche perché non posso non dirne nulla, mentre ho davvero qualcosa da dire. Sarebbe allora una brutta e stolta autocensura.

 

 

------------------

(*) Precisione

Questo mio scritto non è una recensione del romanzo Think tank di Renato Rizzi, romanzo di cui sto per parlare, ma sono là impressioni di lettura della stessa opera.

Volevo prendere spunto dalle problematiche che la sua lettura ha sollevato in me, per fare delle riflessioni sull’arte di scrivere.

Non è quindi una recensione, anche se bisogna presentare l’opera in questione, così un tale scritto potrà avere una chiarezza maggiore.

(1) - Think Tank – Renato Rizzi – Editore i Robin&sons – Torino 2018

(2) - I brani di Nabokov citati in questo scritto sono di mia traduzione dal francese.

(3) - Littératures – Vladimir Nabokov - Bouquins Editore – Febbraio 2010

(4) - Mi riferisco al protagonista del 1° romanzo di Rizzi : “Berto il cialtrone” – ETS Editore –Maggio 2014

 

Abdelmalek Smari

Article précédent Article suivant
Retour à l'accueil

Partager cet article

Repost0
Pour être informé des derniers articles, inscrivez vous :

Commenter cet article