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BERBERICUS

Vues et vécus en Algérie et ailleurs. Forum où au cours des jours et du temps j'essaierai de donner quelque chose de moi en quelques mots qui, j'espère, seront modestes, justes et élégants dans la mesure du possible. Bienvenue donc à qui accède à cet espace et bienvenue à ses commentaires. Abdelmalek SMARI

Della donna in Tunisia; lotte, realizzazioni e speranze - Soukayna El Idoudi (*)

 

Sono molto onorato di ospitare nel mio blog, un'altra volta, El Idoudi Soukayna - dottoranda presso l'università della Manouba di Tunisi - con questa sua contribuzione sulla condizione della donna in Tunisia.

Questo “piccolo” paese ha fatto passi da gigante nel campo dell'emancipazione della donna. Esso rimane tuttora un esempio faro che i paesi arabi dovrebbero seguire, se vogliono davvero affrancare l'altra metà dei loro cittadini.

 

Art. 18

Chiunque, essendo impegnato nel matrimonio, ne avrà contratto un altro prima della dissoluzione del precedente, sarà punito con la reclusione di un anno e una multa di 240.000 franchi o di una sola di queste due sanzioni, anche se il nuovo matrimonio non è stato contratto a norma di legge.” - Codice dello Statuto Personale della Tunisia (1957)

 

Io parto dal fatto che le donne costituiscono la metà della nostra società; perciò migliorare la loro condizione significa migliorare la condizione di milioni di cittadine.

Su questo, mi ritengo come continuatrice dell'opera civile e illuministica iniziata quasi due secoli fa dagli uomini e dalle donne (anche se le donne – purtroppo – sono più “discrete”) che hanno fatto la nostra Nahda, il nostro risveglio.

Le Code du Statut Personnel o CSP - in arabo مجلة الأحوال الشخصية - è uno fra i frutti di questo Risveglio.

Questo codice consiste in una serie di leggi elaborate a cura dell'allora Premier (Habib Burghiba), promulgate il 13 agosto 1956, con decreto Beylicale, ed entrate in vigore il 1° gennaio del 1957. https://fr.wikipedia.org/wiki/Code_du_statut_personnel_(Tunisie)


Il CSP dà alle donne un posto allora inedito nella società tunisina e nel mondo arabo in generale, abolendo la poligamia creando un processo legale per il divorzio e autorizzando il matrimonio solo se entrambi i coniugi sono consenzienti. 

 

Queste misure furono innovazioni sociali rivoluzionarie, inaudite per le mentalità dell'epoca… e lo sono tuttora in alcuni paesi arabi, dove si discute ancora se la donna possa (abbia diritto, s'intende) guidare la macchina o meno!
Dunque l'istituzione del CSP fu davvero unica: infatti, se si considera il resto del mondo arabo all'epoca: nessun paese aveva avuto il coraggio di prendere tali misure radicali.
Per loro l'emancipazione della donna è stata una questione di fisiologia, di “esofago” e di “toilette”, direi, e cioè: nutrirla, coccolarla trastullandosi di lei, assicurale le condizioni di procreare e di crescere i figli, concederle un minimo di istruzione; il minimo necessario perché potesse aiutare i suoi figli a fare i compitini, o a leggere le etichette dei medicinali.

Se deve uscire, deve essere velata e accompagnata, anche da un bambino (che sia maschio, però) per andare al mercato o al hamam.

La moschea? Non se ne parla neanche! Eppure la donna tunisina, anche lei è devota ed è personalmente responsabilizzata – come il suo fratello, l'uomo – di fronte a dio e alla religione!

Deve obbedire al marito pure e badare a non alzare mai la sua voce in un ambiente maschile!
È soggetto a umiliazioni varie: per la poligamia, il ripudio, gli stupri e le percosse...

Per lo stupro, per quanto sia assurdo, la donna è considerata comunque sempre colpevole! È colpa sua se lo stupratore la stupra! Non dovrebbe esporsi!

Tale era la condizione delle donne tunisine prima del PSC.

Dunque, essendo appassionata di lingua e di letteratura, ho scelto di fare un master in lingua italiana presso la Facoltà di Lettere, di Arti e di Scienze Umane di Tunisi, master che ho conseguito nel 2009.

Tuttavia la mia ambizione non si era fermata là e allora ho deciso di fare un altro master di ricerca nella stessa facoltà per approfondire le mie conoscenze e specializzarmi nella materia.

Il tema della mia ricerca era sulle donne. Aveva per titolo "Le donne e l'interesse economico nei racconti realistici di Giovanni Verga".

Questo tema mi era stato suggerito da un mio stimatissimo insegnante. La sua idea mi era piaciuta e mi ci sono buttata in questo lavoro che almeno ha premiato i miei sforzi.

Senza il supporto di questo mio insegnante e i suoi preziosi consigli, questo lavoro sarebbe stato senza grande importanza...
La scelta di questo tema è motivata dal desiderio di conoscere lo stato della donna in Verga. Questi – si sa - è uno scrittore italiano di fama mondiale, influenzato dalla letteratura francese e in particolare da quella naturalista di Zola. Tra l'altro, entrambi gli autori condividono l'idea di una umanità sofferente.

L'aver conseguito questo master mi ha incoraggiata ad andare oltre nel campo della ricerca. Perciò mi sono iscritta per una tesi di dottorato che ho intitolato "La femminilità e il femminismo nell'opera narrativa di Dacia Maraini" e il cui soggetto è strettamente legato al tema del master.

 

La Maraini ha sempre militato “con le donne” - nelle sue opere come nella sua vita - per fare appello a favore delle donne e sensibilizzare le mentalità a riconoscerle come cittadine a pieno titolo, senza segregarle rispetto all'uomo.

 

Per quanto mi riguarda, ho provato in questa ricerca modesta a continuare, dal mio piccolo, questa lotta senza fine delle donne per smuovere le coscienze e sensibilizzarle all'interesse che dovrebbe essere portato a questo pilastro della società, senza il quale tutto può cadere a pezzi.
Il tema della mia tesi mi è stato dettato dalla desolante constatazione dei comportamenti violenti che le donne continuano ancora a subire e degli atteggiamenti retrogradi nei loro confronti.

Questi comportamenti e questi atteggiamenti tendono a considerare la donna come un essere subordinato, minore e minorato, nonostante i tentativi di diversi paesi di concedere certi favori, ma senza mai raggiungere però una vera uguaglianza con gli uomini nel vero senso del termine uguaglianza.

Se il nostro paese è all'avanguardia in merito al processo dell'emancipazione della donna – processo che si era innescato già dai tempi del beylikato e di cui Bourguiba aveva fatto un suo affare, e che il suo successore Ben Ali lo aveva consolidato e, anzi, rafforzato -, ciò non vuol dire che ci basterà come risultato.

 

Ma ciò basterà?

Non credo che basti: le azioni degli atteggiamenti negativi, della violenza fisica e dei vari pregiudizi continuano senza fine.

 

Perciò dobbiamo sempre agire per contrastarle, tant'è vero che ogni epoca porta con sé nuovi problemi, ed ogni generazione ha di conseguenza l'imperativo morale di combatterli e di trovare loro delle soluzioni nuove e adeguate.

In altri termini la Legge da sola non può cambiare le mentalità. Essa è una cosa e le mentalità ne sono un'altra: la violenza sulle donne continua nonostante il divieto.

Continuano anche le molestie ed altre stigmatizzazioni nei loro confronti… e questo stato di cose, in sé, necessita che noi non dobbiamo mai abbassare la guardia e la vigilanza.

In quanto intellettuali, studiosi ed artisti, abbiamo una grande responsabilità:

bisogna analizzare i fenomeni sociali con lucidità, con onestà intellettuale e con metodo critico;

bisogna dibatterli democraticamente, con un linguaggio chiaro, se vogliamo – e vogliamo - trovare delle vere soluzioni a quelli (i fenomeni) problematici;

infine bisogna spiegarli poi ai nostri concittadini per renderli partecipi, per responsabilizzarli quindi e, soprattutto, per creare una cultura del rispetto di tutti i cittadini, senza distinzione di sesso, di età, di colore della pelle o di confessione.

È un lavoro molto complesso che richiede la partecipazione di tutte le fasce sociali progressiste, insomma un lavoro che richiede la partecipazione di tutti i cittadini: agire a livello della scuola, dei media, delle arti, della letteratura, del cinema, del teatro... ed è qui che il mio modesto contributo trova il suo pieno senso e la sua ragion d'essere.

Quindi è necessario che lavoriamo su queste mentalità ancora “refrattarie” ad ogni cambiamento nel senso della modernità e del rispetto civile.

Le società non potranno andare avanti sul cammino del progresso e del rispetto della dignità umana se non con due gambe sane: la legge e le mentalità responsabili.

Il mio lavoro, il mio progetto di vita, tende a risvegliare queste mentalità dal loro torpore, a sensibilizzarle alla necessità di modernizzare il loro paese, contribuendo alla emancipazione della donna e al rispetto dei suoi diritti.

Che queste mentalità retrograde sappiano ed imparino che l'emancipazione della donna è una condizione sine qua non della loro propria emancipazione e salvezza.

_________________________________________________________________

 

(*)  Breve nota bio-bibliografica dell'autrice

Soukayna El Idoudi è cittadina tunisina. Ha fatto un master di lingua italiana all'università della Manouba di Tunisi, poi ha fatto un master di ricerca in letteratura italiana contemporanea. E in questo momento sta lavorando su una tesi di dottorato.

Ha insegnato tecnica di traduzione francese-italiano, civiltà e espressione scritta presso la facoltà delle Lettere, delle Arti e delle Scienze umane e l'Istituto Superiore di Lingue di Tunisi.

Dice la Idoudi: “Insomma, io sono una “cittadina” e ho dei doveri nei confronti della Città: devo contribuire dal mio piccolo al bene comune della nostra nazione e del bene comune del genere umano in genere.

Ma prima di questo e di quello, io sono donna. E la condizione della donna m'interessa, perché è la mia condizione.”

Ha pubblicato degli scritti tra poesia, traduzione e saggio che hanno per tema principale la donna araba e la società tra violenza e speranza:
- "Snow Girls", una poesia lirica pubblicata sulla rivista letteraria online "Cactus calamità"

- “Deux poèmes” sul blog http://www.malikamin.net/2014/03/de-ses-pages-encore-blanches.html

- “L'arabo, miseria Sessuale nel mondo" traduzione dal francese di un articolo dello scrittore e giornalista algerino Kamel Daoud, file:///C:/Users/malik/AppData/Local/Temp/Glistatigenerali-1.pdf

- “Sthendal”, file:///C:/Users/malik/AppData/Local/Temp/Ilpopoloveneto.pdf

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