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Samedi 3 septembre 2011 6 03 /09 /Sep /2011 08:08

incontro agostiniano

 

“Il concetto di secolarizzazione è una fra le caratteristiche

distintiva dei Tempi moderni. Questo concetto che il pensiero

tedesco, da Hegel a Weber, ha costituito come strumento

maggiore per interpretare la storia occidentale è marcato da una

profonda ambivalenza: da una parte rende l’idea di un declino

del religioso come settore dominante della vita sociale, dall’altra

parte rivela un movimento di trasformazione oppure di transfert

di schemi, valori o concetti religiosi o teologici nel campo mondano.”

Jean-Claude Monod

 www.decitre.fr/livres/La-querelle-de-la-secularisation.aspx/9782711615674/0x00000001ce76fee0  

 

 

 

Ignoranza? Mistificazione? Tutte e due le sciagure!

Ho ancora  in mente la domanda che il dottor Langella, docente di Letteratura alla Cattolica di Milano,  un  giorno mi aveva fatto durante un nostro incontro: “Perché – mi chiedeva – la lingua araba è posseduta dal discorso religioso?”.

Ho cercato di rispondergli subito, non ricordo cosa gli abbia risposto sul momento, ma tornando a casa, ruminando la domanda, scoprii che ci voleva molto tempo in ricerche e riflessioni per potervi rispondere compiutamente. Pensai così di rispondergli con una mail “a mente serena”.

Tuttavia, più ci provavo più mi rendevo conto che non ne avevo la capacità. Perciò quando il professor Taddeo mi ha contattato per parlarmi di questi incontri su Agostino e ho saputo che è stato lo stesso Langella a proporre il mio nome alla vostra associazione, ho pensato che il momento era propizio per tentare una risposta più approfondita alla bella e difficile domanda.

Parto quindi da quella domanda per dire, con Amartyia Sen, che esiste una tendenza a categorizzare unidimensionalmente la ramificatissima realtà umana, così ricca, così complessa ed insondabile.

Se di questo si tratta, si tratta di mistificazione o d’ignoranza che portano al disprezzo, alla riduzione, allo svilimento degli sforzi dell’uomo – in versione non occidentale - nella sua brama legittima, naturale e vitale d’essere particolare.

La sua brama di staccarsi dalle tenebre dell’anonimato per godere il sole dell’individualità, per nascere e vivere veramente.

Agostino “è situato in un modo tale che le principali avventure dell’anima occidentale operano già in esso, sono all’opera in esso … è già un moderno perché si sentiva obbligato a ripensare il tutto…” Agostino appunto “osa parlare di se stesso, delle emozioni del proprio corpo e della sua anima, dice “io” …” (Le magazine littéraire” n° 439 febbraio 2005).

Di Agostino è stato scritto tanto, sia sulla sua biografia che sulla sua intera opera. Molti autori ne hanno scritto: storici, teologi, filosofi, poeti, psicologi, letterati… ma quello che m’interessa personalmente è: “Perché gli algerini, i discendenti di Agostino lo ignorano, lo snobbano, non gli attribuiscono alcun interesse?”

“ Sarà per il fatto religioso (disputa retro-attiva tra cristianesimo e islam)?

Sarà per una mera ma “innocente” ignoranza?

O per l’esclusione e quindi “mistificazione voluta” da colonialisti che considerano razza inferiore gli uomini non bianchi - gli africani per eccellenza, inclusi quelli del nord, tra gli altri - e li ritengono per definizione incapaci di un exploit spirituale di portata universale?

Sarà per l’altra faccia della mistificazione - l’alienazione - che fa pensare agli algerini che il filosofo Agostino è “troppo degno” per essere africano?”

In “Sociologia di una rivoluzione” Franz Fanon ha analizzato quest’alienazione ed è giunto alla conclusione che essa non è che apparente.

Fanon aveva indagava un fenomeno linguistico-mentale curioso e che gli indigeni algerini hanno sviluppato nella loro condizione d’essere colonizzati e cioè: tutte le cose precarie sono arabe, quelle efficienti e perfette sono francesi. Così abbiamo strada araba per il polveroso e stretto sentiero di terra battuta; francese è la strada larga, asfaltata e pulita.

Non è masochismo o alienazione dice Fanon, ma è una semplice presa di posizione per mostrare all’arrogante occupante che anche gli indigeni hanno le loro cose e la loro dignità e possono fare a meno di lui e dei benefici del suo colonialismo.

Sì, il colonialismo è una situazione anomala e assurda e genera quindi atteggiamenti e comportamenti altrettanto anomali e assurdi.

A proposito di questa specie di fissazione sulla pretesa superiorità dell’uomo bianco, gli storici ed antropologi di obbedienza razzista non hanno forse negato l’origine nera della civiltà dei paesi del Nilo? come afferma, molto documentatamente, Cheikh Anta Diop.

Io pendo per quest’ultima ipotesi, senza escludere le altre. Comunque, civili o barbari, “gli altri” hanno pure una dignità. E hanno fatto addirittura di questa esclusione un tratto d’identità, di dignità e d’orgoglio.

Come agisce questa mistificazione e quali sono i meccanismi che la mantengono e le permettono di riuscire nei suoi scopi distruttivi?

“ In primis” il linguaggio ovviamente: spesso si continua a nominare i luoghi con dei termini generici tratti dal passato e non contestualizzati all’attualità geografica - Africa, Madaura, Ippona, Tagaste, Milevi, – così come gli africani Fausto, Frontone e Apuleio che, nella versione francese, sono resi estranei al luogo d’origine, anche per la presenza, ad esempio del suono P.

Fronton poi suona proprio francese e Sant’Agostino infine è una parola illeggibile in arabo… ma ha tutto per essere francesissimo e,  più che essere cattolico, è uno straniero!

Invece di fare riferimento preciso a quei luoghi come sono conosciuti col nome attuale, spesso ci si perde nelle generalità del passato e in questa nebbia patinata di arcaico in cui non si possono riconoscere né i luoghi né le persone stesse.

L’uso quindi dei nomi latini, abbandonati da secoli e che suonano ora quasi esoterici, contribuisce a questo disorientamento.

Il latino era estraneo, agli inizi, ad Agostino stesso. “C’è stato un tempo - confessa - … neppure di latino sapevo una parola …”

Da qui a presentare e far percepire questi luoghi e queste personalità come delle entità completamente estranee agli abitanti attuali dell’Algeria - eredi legittimi di Agostino, veramente? - come se non li  riguardassero, ci vuole meno di un pelo.

 

Gli algerini e Agostino

Il grande Convegno scientifico internazionale ad Algeri e Annaba del 2001, dal titolo “Africanità e universalità di Sant’Agostino” ha confermato che la figura di Sant’Agostino è molto popolare nella terra che l’ha visto nascere e morire: “È il più illustre fra gli algerini” si sottolinea infatti negli atti del convegno…

Nonostante ciò, rimane da dire che Agostino è poco conosciuto di nome, figuriamoci per ciò che ha scritto.

Nel suo libro “Bianco d’Algeria” (il Saggiatore, Milano 1998) Assia Djebar - parlando delle vittime, negli anni ’90, del periodo nero del terrorismo in Algeria - ha inserito, molto velocemente però,  Sant’Agostino - che si trova ancora a Pavia in esilio, pur essendo morto 16 secoli fa’ - nella saga dei destini particolari, e a volte tragici, di molti scrittori algerini.

Agostino è stato un argomento tabù per lungo tempo e lo è tuttora per gli algerini: sono pochi quelli che lo conoscono e ancora meno quelli che lo vogliono conoscere e riconoscere come figlio della loro terra e come grande uomo di cultura filosofico-teologica universale.

Lo afferma anche e lo spiega en passant  Mgr Henri Teissier - arcivescovo di Algeri - a Giovanni Cubeddu - che gli chiede: “Che cosa significa per l’Algeria musulmana celebrare un santo come Agostino?”

Il sacerdote risponde: “… finora nel paese non s’era mai parlato dell’Algeria dei primi secoli, cristiana, ma solo di quella posteriore al secolo VII, cioè datando dall’arrivo dell’islam e tenendo in conto solo il patrimonio storico-religioso arabo-musulmano. Perciò questo non è un convegno qualunque: dimostra che l’Algeria oggi accetta integralmente il suo patrimonio culturale, si riappropria dell’epoca cristiana come parte della sua identità nazionale, e riconosce la personalità eccezionale di Sant’Agostino. E questo non perché la storia di questo Paese manchi di grandi figure musulmane, come il grande filosofo del secolo XIV Ibn Khaldun o l’emiro Abd al-Kader che fu protagonista della resistenza alla penetrazione francese…”

“Come avete inteso … l’africanità?”

Henri Teissier: “Qui sorge un problema, per noi e per gli algerini. C’è chi afferma che Sant’Agostino era un “romano”, perché scriveva in latino, aveva un nome latino, Augustinus, eccetera, e per questo non sarebbe un vero africano… Inoltre… nella società algerina è tuttora vivo il dibattito sulla sua posizione “politica”: secondo alcuni egli avrebbe parteggiato per Roma contro coloro che in quel tempo rappresentavano l’identità nazionale algerina in opposizione all’Impero, cioè i donatisti.”

Quanto a me, cercare di spiegare questo atteggiamento, più stupido che ingrato, è lo scopo del mio intervento.

Vorrei tanto scavare, indagare in questo atteggiamento ostile che gli algerini hanno avuto nei riguardi di uno fra i grandi personaggi fondatori della cultura detta occidentale e ciò che dico in questa sede sarà una specie di resoconto della presa di coscienza mia personale della necessità di riconciliarmi con una grande parte della storia algerina, a noi negata a causa della nostra stupidità, complice dell’opera mistificatoria altrui.

Con questo “altrui” intendo la cultura tendenziosa dei colonialisti che hanno un interesse vitale a creare barriere - tanto false quanto insuperabili - tra popoli non poi così diversi, perché vicini e condividenti storia, cultura, filosofia, territori, tradizioni, miti e destini.

Riabilitare questa fetta importante della storia algerina fa parte ormai degli interessi di una classe d’intellettuali dell’Algeria odierna (Assia Djebar, il presidente della Repubblica …., persino il Consiglio supremo dell’Islam, tra le altre istituzioni).

Vorrei contribuire anch’io, nel mio piccolo, a questo nobile progetto. Forse solo così si riesce a creare un dialogo tra popoli diversi che sembrano lontani, incompatibili e nemici, ma che in realtà sono molto vicini e fratelli. Forse solo così si riesce a basare le fondamenta di un’intesa duratura, perché autentica.

Se Sant’ Agostino l’algerino non è proprietà privata dell’Algeria, egli non può essere però neppure proprietà privata della Chiesa. I suoi insegnamenti appartengono a tutta l’umanità, finché continuano a servirle ancora.

Parlando di Agostino che viene ignorato dagli algerini ad una mia collega, lei mi disse che era evidentemente perché era cattolico.

La sua mi ricorda la risposta di un insegnante di francese durante un corso di aggiornamento: alla domanda del formatore “Chi era Ben Khaldoun?” l’ignaro insegnante rispose che era un dottore del Corano! come si dice “un dottore in fisica o in psicologia”.

Ecco cosa si vorrebbe fare di Agostino, e del resto lo si fa per tutti i popoli che si reclamano tamburi battenti dell’islam: se non dei dottori, dei sacerdoti!

Questo aneddoto mi riporta alla mente anche la risposta che mi diede un signore a cui chiesi informazioni su un castello che la negligenza e l’ignoranza nostra, oltre all’azione corrosiva degli elementi, rovinavano e continuano tuttora a rovinare: “È un edificio romano” disse.

In realtà si tratta di un monumento architettonico arabo assai bello e prezioso. E, soprattutto, quel castello aveva accolto come ospite, Ibn Khaldoun, l’illustre precursore della Sociologia “ante litteram”.

Questi monumenti storici, tra l’altro, se escludiamo le rovine romane, sono molto rari in Algeria perché la Francia coloniale, o l’Algeria francese, stava più attenta all’eredità romana che a quella di origine araba o turca. Gli strateghi della colonizzazione quindi si precipitavano a distruggere ciò che gli elementi non avevano ancora rovinato. “Bisogna far dimenticare agli indigeni chi siano” dicevano questi funesti strateghi.

Un mio insegnante di francese della scuola elementare mi ha confessato recentemente in una mail che da bambino - durante il periodo dell’occupazione francese - moriva dalla voglia di partecipare alla processione che aveva luogo ogni anno ad Annaba per ricordare S. Agostino.

Con quale nostalgia mi descriveva la gravità e la forza di questa brama mai appagata, purtroppo, perché era piccolo e sua madre glielo impediva!

“… Pourtant – scriveva -, je mourais d’envie d’y participer, marqué par l’ambiance solennelle qui se dégageait au passage des croyants qui chantaient durant tout le parcours des chants à la gloire de Dieu et de Saint Augustin.” Si sentiva  fortemente quindi la presenza di Agostino, ma nei cuori dei soli europei cristiani che erano in Algeria.

Per gli algerini Agostino non apparteneva loro per la semplice ragione che era accaparrato dal campo avverso: l’occupante, usurpatore della loro terra e della loro dignità.

Questo succedeva nel tempo in cui “bisogna (secondo l’ordine del maresciallo Bugeaud) impedire agli arabi (indigeni algerini) di seminare, di raccogliere, di pascolare …” e ai tempi de “Il Code de l’indigénat (che fu) destinato a spossare ed intimidire quotidianamente gli Algerini.” (Abdallah Laroui in “Histoire du Maghreb” II, Petite collection Maspero, Paris 1975).

Con la seguente affermazione tanto categorica quanto infondata, perché ignora le riflessioni spirituali elaborate da un Ghazali, ad esempio, tocchiamo il fondo dell’esclusione, anche se in maniera sottile.

“Noi – afferma infatti Mgr Teissier - abbiamo un concetto e un’esperienza dell’agire di Dio tramite la grazia che non esiste nel pensiero musulmano. Anche l’islam sa che l’uomo per essere fedele a Dio ha bisogno di essere guidato da Dio, però non vi è una riflessione elaborata su grazia e libertà, che è un tema specificamente cristiano.

Il quadro della diffidenza totale nei confronti non solo dell’occupante di una volta, ma anche dell’usurpatore di oggi e di ciò che lo interessa, si completa.

Questo atteggiamento “ad escludendum” può essere una - ma non l’unica - spiegazione all’avversione che gli algerini – nella loro accezione più ampia, come popolazione comune insomma - mostrano oggi  nei confronti del loro illustre avo; anche se questo non impedisce il crescente, anche se tardo, interesse da parte degli algerini per il loro patrimonio culturale dell’epoca cristiana.

È segno di un complesso d’alienazione o di una vera presa di coscienza? Agostino può essere paragonato alle piramidi dell’Egitto e la sua cultura alle ricchezze storiche di queste piramidi anch’esse rimaste per lungo tempo sconosciute ai loro legittimi eredi.

Oppure occorrono gli occhi altrui per potersi rendere conto del proprio valore e sentirsene fieri?

I pionieri della riconquista di questa parte della storia dell’Algeria sembrano dirci: “Bisogna sbarazzarsi da ogni pretesto perverso e da ogni complesso di sentirci estranei ai nostri scrittori e filosofi antichi, queste nostre uniche piramidi.

La storia costituisce le radici dell’albero che siamo attualmente. Andarvi in qualche modo ad attingerne acqua e alimenti è una necessità vitale per le foglie, i fiori e i frutti che ne vivono anche se sono lontani dalle origini, nel cielo dell’istante.

I colonizzatori hanno trovato i mezzi per tagliare questo movimento di andata e ritorno, con i loro sputi di disprezzo:

“Non avete uno Stato!

Non avete il senso della cittadinanza!

Non esistete che grazie a noi e per grazia nostra!

Siete un mosaico di tribù e di clan ostili gli uni agli altri!

Non avete il senso della storia…”

e noi abbiamo creduto nelle loro mistificazioni!

Quest’alienazione non risparmia nessun algerino. Non si pensi che i governanti algerini siano scesi dall’Olimpo per governare i loro concittadini: essi sono spuntati dalla stessa terra che ha dato luogo alla loro plebe. Subiscono anch’essi le stesse inibizioni, le stesse correnti e gli stessi errori e luoghi comuni.

Forse il problema dell’allontanamento dalla propria storia antica, che produce un’identità schizoide e ambigua, ora respinta ora osannata, viene da questo imbarazzo di fronte a questa eredità un po’ anomala, incompresa e sentita come doppiamente estranea: romana e anche cattolico-cristiana.

 

Chi è Agostino?

“Questo uomo della fine dell’ Età antica, questo cristiano ossessionato dai problemi essenziali della grazia, della struttura dell’essere di Dio, del Bene, è infine uno scrittore geniale.”( Enciclopedia Universalis)

Si tratta di Aurelio Agostino (354-430), figlio di Patrizio e di Monica (fatta santa), nato a Souk Ahras in Algeria e morto come vescovo a Annaba, sempre in Algeria.

Fu un uomo di Chiesa e di religione e retore, ed è rimasto filosofo soprattutto. Stando al quotidiano algerino El Moudjahid, le sue opere sono più di duecento, senza contare i sermoni e le lettere, che sono state tradotti in tutte le lingue.

Ogni anno più di cinquecento pubblicazioni sono registrate su di lui e quindici riviste sono interamente consacrate ad Agostino.

Marco Vanini (ne “Invito al pensiero di Sant’Agostino” ed. Mursia, Milano 1989) dice: “Agostino ad Ippona deve perciò svolgere il ruolo di maestro e pastore, amministrare i sacramenti e tenere il culto divino, predicare; fornire altresì consulenza giuridica e dirimere questioni legali; difendere la Chiesa e la retta fede contro le molte eresie presenti; fare opera apologetica di fronte all’accusa del paganesimo; chiarire punti essenziali della dottrina, portando contributi fondamentali alla penetrazione del dogma; tenere rapporti con l’autorità politica e militare romana, … fu in contatto epistolare con gli ecclesiastici dalle Gallie all’Oriente; consigliò i papi… sotto il profilo intellettuale, … l’attività di Agostino è scandita da tre grandi controversie: con i manichei, i donatisti e con Pelagio e i pelagiani.”

Paratore dice di lui: “La letteratura latina…, mediante S. Agostino, celebrò, proprio nell’ora del crollo dell’Impero d’Occidente, il suo tramonto, ma con un barbaglio così imponente, che il tramonto stesso si tramutò in gloriosa aurora, l’aurora dell’umanità nuova …”(“I classici latini” v. 2 – Editore Bulgarini, Firenze 1990, a cura di E. Masetti e M. Pelligrinetti, pag.620.).

 “Così, in un’opera ineguagliabile, Agostino è riuscito in una potente sintesi (a mantenere insieme) il retaggio di una cultura antica a cui non ha smesso di reclamarsi e cui ha profondamente amato, e gli sviluppi di tutto il pensiero cristiano realizzato nel corso degli ultimi cent’anni.”( Enciclopedia Universalis).

 

Agostino filosofo e fondatore dell’uomo occidentale

“Il merito di S. Agostino è stato quello di aver attualizzato al suo tempo la filosofia di Platone... L’altro merito di S. Agostino è la scoperta della “verità interiore” … è quello che per primo riporta il grande pensiero greco all’interno della riflessione teologica” mi scrisse Raffaele Taddeo.

Agostino parte certamente dalla brama di svelare i misteri dell’esistenza che la filosofia non riusciva a spiegargli per approdare infine alla religione.

Ma lui non fu poi così “religioso”: semmai fu lui ad imprimere una certa forma o un certo aspetto alla religione. Per il resto è rimasto filosofo come all’inizio, se filosofia vuol dire cercare ed amare la conoscenza.

Per un’impresa del genere bisogna sempre partire da qualche punto. Si parte quindi da qualsiasi terreno, dalla medicina, dalla matematica, dall’arte, dall’etica, dalla filosofia stessa o dalla religione, magari anche si prendono in prestito i concetti ed i metodi di questa o quest’altra disciplina per riflettere, cercare e quindi filosofare.

Agostino in tutta la sua vita si era impegnato nella ricerca di una via che portasse alla verità sulla vita dell’uomo. È partito dalla filosofia per approdare alla verità, dopo percorsi diversi.

L’ultimo percorso fu la scoperta di Dio e l’elaborazione definitiva e salda del suo atteggiamento e della sua fede.

La sua è una conoscenza sorgitiva, elaborata soprattutto a partire dai dettagli significativi e dai particolari forti della sua esperienza esistenziale inquieta e irrequieta.

Tutti gli incontri in questo senso, a cominciare con quello della madre, la lettura dell’Ortensio, Ambrogio, Sempliciano, Ponticiano, e altri momenti di diatribe e di polemiche, hanno agito come un catalizzatore su di lui provocando nuove sintesi nella sua vita.

È il percorso di filosofo che continuava sotto le vesti di riflessioni mistico-religiose.

Così, diventato credente, Agostino è rimasto filosofo. E così anche, “avendo assicurato – Magazine Littéraire - il passaggio dall’antichità al cristianesimo, egli appare come il fondatore dell’uomo occidentale.”

Davanti all’onda devastante della giovane e vigorosa religione cristiana di stampo romano, egli ha messo in salvo la cultura classica cara al suo cuore. 

La ricerca del senso della vita è una cosa troppo seria per lasciarla tra le grinfie degli arroganti e delle loro elucubrazioni senza metodologia, né critica sistematica. In Agostino c’è questo accanimento di ricerca metodologica.

E la filosofia pagana, ormai stanca, ma attraversata dal vigoroso e promettente pensiero religioso cristiano, gli mette a disposizione tutte le domande e la metodologia e tutto il tesoro dei concetti per lustrarli alla luce dei nuovi sviluppi del pensiero umano e rivitalizzare e spingere avanti quindi la mente rinvigorita.

Così è e sarà il destino del sapere, le cui correnti attraverso la storia fanno pensare a dei cerchi circoscritti ed intersecati.

È l’avventura della vita umana che il nostro autore narra o osserva o cerca di percorrere con un logos forgiato ad hoc a partire dall’educazione subita durante l’infanzia, dai sentimenti, dalle esperienze della vita, dalla filosofia e saggezza dei classici, dai tentativi dei contemporanei, dalle scritture sacre, dalle discussioni, polemiche e meditazioni…

Fondare la speranza sull’uomo, per definizione limitato, senza l’invocazione della grazia divina è fondare una speranza già tronca ed effimera in partenza.

Anche la morte di un amico diventa un’esperienza significativa che Agostino ha meditato come metafora della vanità delle creature senza la provvidenza del creatore.

Davvero, si tratta di un filosofo.

Aggiungo però che la religione di Agostino era la gratitudine, effetto della grazia divina.

È il suo destino di grande uomo quello di partire, lontano dalla sua patria non solo fisica, ma anche epistemologica e spirituale, per crescere e rinnovarsi. E ritornare nel terroir per generare e rendere il bene e la grazia ricevute, moltiplicandoli come una spiga.

Per questo ha una connotazione molto negativa la parola kafir, spesso mal tradotta, che etimologicamente in arabo non significa infedele bensì ingrato.

Questo concetto di gratitudine mi viene richiamato – o me l’ha insegnato - Agostino, che era gratissimo alle sue patrie.

Me l’ha insegnato - in altro modo e in altra sede prima di lui – Ghazali, grande filosofo arabo del X secolo, che suscitò poi le aspre critiche di  Averroè.

 

Tra Agostino e Ghazali

La prima volta che il nome di Agostino ha attirato la mia attenzione, devo dire un po’distratta, fu all’università di Costantina.

Ce lo presentarono velocemente come il precursore della scienza sociologica. Ma la parola “santo” mi lasciò perplesso perché mi diceva che quel uomo non era che un uomo di religione, mentre i filosofi arabi ci si presentavano senza il titolo di santo, tranne uno, appunto Abou Hamed El Ghazali.

Lo chiamavano Hudjat-ul-Islam, la Prova forte dell’Islam.

Più tardi, un titolo come questo mi è parso un po’ ridicolo, un po’ buffo come il titolo “si”(diminutivo di “sid o cid”, cioè signore) che nel Maghreb spesso precede il nome di una persona, che si vuole considerare importante.

E non è un caso se - ora che ho indagato un po’ su Agostino - riconosco notevoli similitudini tra l’uno e l’altro e posso anche dire che Ghazali è l’Agostino dell’Islam.

Vi è tutto in lui che ho riconosciuto in Agostino: il culto della conoscenza, l’avversione del mondo e l’umiliazione del proprio orgoglio, l’amore profondo di dio, la colpevole azione dell’uomo e delle sue passioni, l’indagine di sé fino alla “pazzia”, lo scetticismo, l’odio per le chiacchiere mute

Entrambi erano filosofi appassionati del loro oggetto di ricerca, di studio e di meditazione, cioè la religione.

Si racconta di Ghazali che un giorno, durante un viaggio attraverso il deserto, la sua carovana venne assalita e saccheggiata e così anche i suoi libri. Gli faceva male non avere più i libri. Allora decise di non contare più sui libri e affermò che “la sapienza è nella testa, non nel quaderno” (in arabo questa frase è in rima).

Più tardi, parlando della conoscenza come fonte interna, citava Ali, genero del profeta e padre dei mistici mussulmani: Ali designava il cuore come crogiolo di sapienza infinita ed inesprimibile, condizione fondamentale per ogni apprendimento: perciò bisogna ascoltare il proprio cuore e essere “liberi” per imparare.

Anche Agostino dice “quando è il cuore a incalzarci perché dia alla luce quello che concepisce.” Come dirà poi Goethe: “non s’impara che ciò che si ama”, tema centrale delle tesi di Agostino.

“E ritrovò (l’anima) la luce che l’aveva inondata… perché se non ne aveva alcuna idea non poteva esser così certa di preferirlo al mutevole.” spiega Agostino nelle Confessioni.

Anche Ghazali parla di un albero benedetto “non orientale né occidentale”, con cui la mente tende a rendere conto di questo maestro interiore, il cuore (questa particella divina che dio ci ha soffiato dentro) e grazie alla quale l’uomo staccandosi dalla dispersione dell’essere tra le cose inconsistenti, riesce a giungere alla salvezza, alla contemplazione dello splendore di dio.

Oltre a condividere l’idea che la conoscenza è d’origine sorgitiva o interna, i due filosofi condividono anche altre caratteristiche esistenziali e idee.

Agostino si fa umile non solo di fronte a dio ma anche di fronte alle sue creature.  

Anche Ghazali si è lasciato andare fino alla povertà e alla viltà mondane per avere la libertà celeste, tema comune d’altronde ad una tradizione filosofica classica che ha come perno di rotazione “la continenza”.

Mentre Agostino… “L’universitario appagato (Magazine Littéraire), l’arrivista arrivato, programmato per un matrimonio nel mondo migliore, rinuncerà a tutto ciò, ritornandosene verso la sua Africa natia ove lo stava aspettando un tutto altro destino.”

È un modo per liberare il sentiero verso l’acquisizione della verità e preparare il cuore a ricevere la grazia divina, contemplare la luce del volto di dio - direbbe Ghazali.

Si arriva a questa felicità, dice Agostino, allontanando il mondo e le sue vanità che “tenevano lontano da te”.

Ghazali vede nelle lodi e nei biasimi due facce di una stessa medaglia: il disprezzo.

E Agostino, chiedendosi come ci si può sbarazzare della lode altrui, afferma “e sono un po’ migliore soltanto quando piango in segreto nel disgusto di me stesso, e cerco la tua misericordia …”

Un tratto comune tra Ghazali e Agostino è il ricorso allo strumento passe-partout allegorico, alla metafora.

“La lettera uccide, lo spirito vivifica” riferisce  Agostino da Ambrogio.

Anche Ghazali se la prende con quelli che interpretano il Corano alla lettera, azzardando addirittura un’interpretazione del giorno del giudizio universale quasi in chiave eretica, supportato dall’allegoria. In questo giorno la morte, lontana e quindi nebbiosa ed incerta, dell’universo intero - che il verso coranico significa e intende – diventa anche la morte concreta, la morte fisica ed individuale degli esseri viventi. Tanto che i suoi avversari lo considerarono un eretico.

Per Agostino la filosofia non è più quella platonica o contemplativa, ma è sapienza e conoscenza salvifica, legando egli la ricerca metafisica all’inquietudine esistenziale e al desiderio di felicità.

Ghazali come Agostino, due anime vacillanti sedotte dalla religione come nuovo appagamento della sete cosmica torturante, una grazia divina che da’ mano ad un pensiero filosofico in crisi o, meglio, alla ragione inceppata.

“Che cosa – dice Agostino – se ne faceva la mia sete di un garbatissimo servitore, con tutte le sue coppe preziose?”

Ma serve la conoscenza?

Sì – risponde Ghazali, e prima di lui Agostino.

Quanto alle Scritture Sacre, esse sono come un manuale d’istruzioni che ci guida nell’uso della vita. Pretesto per affrontare il problema della conoscenza in genere, problema per eccellenza umano e tipico di ogni filosofia.

Irrequietezza e scetticismo accomunano i due grandi pensatori. Ghazali evidenzia col suo percorso filosofico e spirituale la sua inquietudine e irrequietezza.

“Io nelle circostanze avverse rimpiango il benessere, nel tempo del benessere temo le avversità” ecco l’inquietudine esistenziale dell’essere diagnosticata da Agostino.

Ghazali era malato di scetticismo ed alcuni lo presentano proprio come il precursore dello scetticismo metodologico di Cartesio.

Quanto ad Agostino, anche se capisce la legge di Mosè in latino “come farei a sapere che le cose dette sono anche vere? se sapessi anche questo, è forse da lui che lo sarei venuto a sapere?

“No: dentro di me, nella dimora del pensiero, non ebraica né greca né latina né barbara, senza labbra né lingua, senza rumore di sillabe, la verità mi direbbe: “dice il vero” e io subito rassicurato fiduciosamente direi a quell’uomo tuo: dici il vero.”  

Anche riguardo alla fede e alla religione si può istituire un parallelismo tra i due filosofi.

La ragione è come gli occhi e la fede la luce che da senso a questi occhi, pensa Agostino.

E Ghazali, nella sua opera “La ri-vivificazione delle scienze della religione” inizia proprio con due capitoli sulla libertà, la scienza e il loro ruolo per raggiungere la fede.

Per Agostino la fede incrementa l’intelligenza perché opera la purificazione dello sguardo. “Non potremmo credere - dice - se non fossimo animali razionali.”

E ancora “Credere cum assensione cogitare”.

Se qualcuno mi avesse tradotto le Confessioni in arabo e me le avesse presentate come opera di Ghazali, gli avrei creduto senza ombra di dubbio…. ma adesso che ho letto Agostino, mi viene qualche dubbio sull’originalità di Ghazali.

“Intelliges ut credas” è l’imperativo che mi sembra proprio di Ghazali, che parla anche  dell’intervento della grazia divina, senza la quale nulla potrà essere: tutto viene da dio e tutto ciò che viene da dio è bene e quindi è grazia. Anche in lui il male viene dall’allontanamento dalla legge del cuore, ove dio ha scritto tutto il bene, e dall’attaccamento alla carne e alle vanità mondane.

L’avventura filosofico-spirituale dei due sapienti è, per parafrasare il Magazine littéraire: “una mistica razionale di uomini che non smettono d’essere pensatori, filosofi, teologi profondamente segnati dall’esperienza quotidiana della vita e della ricerca spirituale.”

Si è detto che i libri di Ghazali, mentre venivano bruciati nell’Oriente arabo, nell’Occidente arabo venivano onorati. Sarà un ritrovamento “nostro” dello spirito di Agostino?

Sarà forse per questo motivo che gli algerini, avendo nel Ghazalismo una filosofia più aggiornata dell’Agostinismo, lo hanno trascurato?

Si potrebbe quindi ipotizzare che gli algerini siano gli eredi di Ghazali, a sua volta erede di Agostino, come il Corano è la continuazione della Bibbia, che l’agostinismo abbia attraversato il pensiero filosofico-religioso arabo o ancora che sia stato il platonismo - adottato anche dai filosofi arabi - a portare a questa convergenza.

Quindi che Corano e Vangelo - della stessa natura -  non possano portare colui che li indaga con spirito platonico e metodo scettico che allo stesso risultato.

Agostino, non sono solo io a dirlo, è un genio. Ma Agostino rimane un uomo. Ce lo dice la sua vita. Sì. Agostino si rivela uomo attraverso le situazioni che vive, perché anche se la situazione non crea l’uomo, pure lo rivela.

Le scritture diventano una tappa sul cammino della ricerca... dell’uomo, appunto!

 

Agostino e Roma

 Agostino fu il salvatore di Roma, dopo essere stato il testimone del  suo declino.

“Era assai erede della cultura romana da non sentire quale era stata la grandezza di quella civiltà diffusa su tutto il bacino mediterraneo.” scrive il Magazine Littéraire riferendosi al  De Civitate Dei.

Più tardi un altro grande pensatore, appartenente al periodo del declino della civiltà araba, il maghrebino Ibn Khaldoun dirà “Vita civitatis socialis est”, in arabo però.

Anche lui cercava di capire e di analizzare l’ascesa, lo splendore e il tramonto della civiltà, ma si fermò all’analisi.

Ad Agostino, senza dubbio, mancava troppo lo splendore della Roma classica che moriva, che tramontava, per non cercare di re-inventarlo e fece tutto per resuscitarla dalle proprie ceneri.

Con le sue battaglie è riuscito a sbarazzare il terreno per preparare l’ascesa dell’impero della chiesa, questa civitas dei che finora non è tramontata.

Ibn Khaldoun, suo conterraneo, non è riuscito a fare lo stesso per la civiltà degli arabi.

Ne è stato solo un grande osservatore ed analista.

Forse il genio di Agostino è stato quello di riportare la filosofia dallo stadio della contemplazione a quello della sapienza, che così come salva l’uomo dalla dispersione, dall’inconsistenza, dal tempo e dalla morte, salva la sua struttura sociale.

Salvezza dell’anima e salvezza di Roma. Così arrivò - lo saprà mai? – a quel paese celeste « Là (dove) è vita la sapienza … (a) raggiungere quel paese della ricchezza inesauribile dove in eterno tu pascoli Israele sui prati della verità … » (Confessioni).

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* Conferenza fatta in occasione della settimana agostiniana, 1 settembre 2007, a Cassiciaco (Varese) per l'Associazione Storico-Culturale S.Agostino

 

Abdelmalek Smari

 

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Jeudi 11 août 2011 4 11 /08 /Août /2011 18:05

 

« Pis encore, pour l’ancien patron de la DST, la

 "révolution libyenne" n’est qu’une manœuvre

d’un clan du régime obéissant à des motivations tribales. »

Zine Cherfaoui - El Watan du 11-08-11

 

 

 

 

ci-vilete-I.jpg

                         CI-VILETÈ II* 

   

MARTYRES INTIMES MARTYRES INTIMES  MARTYRES INTIMES  MARTYRES INTIMES  MARTY... 

 

Cher Berbericus, tu sais que l’étymologie du mot martyr signifie témoin et que martyre signifie témoignage ? Bon, tu le sais, je présume, car les deux mots ressemblent aux termes arabes de témoignage et témoin qui signifient eux aussi : martyre et martyr.

 

Martyre I 08-01-11 :

Comme ça a été prévu, la journée était grise et pluvieuse tout le temps ! Ennuyés, nous nous sommes versés vers le marché. C’était le temps des grands rabais. Nous avons passé notre journée à faire des emplettes. Nous avons aussi acheté de l’eau, des brosses à dents et un téléphone portable. Notre journée aurait été perdue si le propriétaire de l’hôtel ne nous avait pas offert deux billets pour visiter le musée naval de la ville (La Spezia). Ce musée, avons-nous découvert, est riche de témoignages sur la cruauté humaine, cette bêtise tragique de l’homme. Cruauté sui generis, ontologique, naturelle tout simplement et sans détours. On y voit (car « il faut » bien qu’on y regarde en face la honte et l’effronterie) combien l’Homme est bon et combien il est grand et glorieux avec ses cannons, ses fusils, ses ogives chargeables de toutes sortes de feu et de poison, ses bateaux de guerre, ses torpilles… enfin ses instruments de la mort et de la destruction… Je dois reconnaitre l’honnêteté des conservateurs du musée : ils ont mis à la disposition des visiteurs un registre pour apposer leurs impressions. J’ai vu un gosse gribouiller quelque chose comme une petite signature d’admiration, de reconnaissance et de remerciements. Déjà ?! à cet âge-ci ?! Je me suis révolté contre cette fatalité. J’ai alors écrit : « Que ce musée nous apprenne à ne pas être fiers, du tout, de ce genre de bassesse et de fausse gloire ! Que cette paix, dont - parait-il – les grandes puissances de notre temps sont garantes, soit une vraie paix et non une préparation à la guerre ! Amen. » Cette honte et cette désolation d’appartenir à l’infâme race humaine ne nous a pas empêchés ensuite d’aller faire, ma compagne et moi, nos emplettes, détendus et presque heureux comme de vrais béats imbéciles.

 

Martyre II 08-01-11 :

Hier au télé journal on a parlé de la rentrée de 8 millions de vacanciers. Oui les gens ici ont besoin de vacances, de repos donc ; et ils le méritent bien. Ils travaillent vraiment, c’est-à-dire dur et avec une grande application ; pas comme chez nous où le travailleur fait semblant de travailler, l’employeur de le payer, le syndicat de le défendre… Et puisque l’Etat doit survivre quand même, il est contraint de surcharger les uns et les autres de taxes et d’impôts… et quand il réussit à leur extorquer quelques centimes, c’est la révolte : comme on a vu ces derniers jours. Même Hamma Bouziane a eu ses manifestations ! ça ne se voit plus depuis des années, depuis les lointaines manifestations du FIS ! Car Hamma, bien qu’elle se trouve « à deux flèches » de Constantine semble appartenir à l’ère pré-1830.

 

Martyre III 12-01-11 :

Comme la télévision abrutit les esprits ! Ce matin, une collègue m’a annoncé cette grande découverte péchée je ne sais dans quel étang de médiocrité et annoncée en grande pompe par la télévision : « La disparition des Maya – m’expliqua-t-elle avant même de dire bonjour - fut totale, immédiate et mystérieuse. » L’information qu’on (extrait ?) subit de la part du tube abrutissant est impertinente car elle est sens-unicale et ferme les portes à toute tentative de la démentir. Le chahut de l’ignorance de ma collègue et de sa Télévision, dans lequel la culture dominante maintient les pauvres diables de la plèbe, la dit longue sur la médiocrité humaine qui a encore de beaux et longs siècles devant elle à vivre et à sévir.

 

Martyre IV 13-01-11 :

Hier en sortant du bureau, j’ai appelé S. Elle était heureusement chez elle. Elle se porte bien, mais elle se dit ‘amère’ en raison des dernières émeutes qui l’ont touchée de près et signée (saignée ?). L’un de ses proches parents a été agressé par des délinquants qui avait profité du chaos où se trouvait alors le pays. Ledit parent avait fini dans un hôpital à suturer les balafres reçues par ces bandits. Quant à son portefeuille, il remercia le ciel de l’avoir « donné » au premier coup. Sont-ils, eux aussi, des  révolutionnaires du jasmin ?

 

Martyre V 16-02-11 :

Il était 11 heures passées quand j’étais arrivé. L’amphithéâtre était plein à craquer et, pour des raisons de sécurité, on en a fermé les portes. J’ai dû invoquer le prétexte (d’ailleurs vrai) des médicaments que je devrais prendre et qui étaient restés dans le sac de ma compagne qui était déjà dedans depuis 9 heures. Les agents de sécurité furent compréhensifs et me laissèrent entrer en fin de compte. De toutes les interventions, j’ai retenu celle de M. B., secrétaire d’un grand parti politique (ndlr : à ne pas confondre avec le président du conseil). Ce politicien s’est révélé vraiment différent de l’image que les mass média ont construit de lui : il était aux antipodes de cette image de boue et de fange. B. était ironique, auto-ironique même, profond et poétique aussi. Il y a de la poésie aussi dans l’art de faire politique ! qui l’aurait dit ?! Il m’avait ému et j’ai pleuré avec des sanglots. L’Algérie semble ne pas avoir d’hommes politiques comme B. et des citoyens comme les Italiens qui comprennent le sens de la loi, de l’Etat et de la politique.

 

Martyre VI 22-02-11 :

Je cherche à être plutôt serein… seulement - avec cette chaotisation de nos pays qu’on ose appeler en plus révolutions ( !) - je n’y arrive pas. Comment serait-ce possible avec ces vampires de puissances prédatrices qui nous guettent de toutes parts et qui sont à tout instant prêts à nous sauter au cou pour sucer notre sang ? Et leur morsure et leur buvande sont moins aigües et moins cruelles que le venin qu’ils répandent dans notre sang. Comment serait-ce possible alors que ces puissances du mal extrême ont juré de détruire nos pays et de les soudaniser, d’assassiner nos peuples (inconscients d’ailleurs du danger mortel), et de les misérabiliser, de nous spolier de nos richesses matérielles, de notre liberté, de notre dignité ? Bien sûr c’est un peu aussi la faute à nos gouvernants qui sont maladroits, mal préparés, donc incapables de comprendre l’histoire passée et les enjeux stratégiques actuels, et un peu dictateurs aussi… c’est aussi un peu la faute à nos peuples qui, pour échapper au marasme existentiel où la politique y est pour peu de choses, se cherchent délibérément et stupidement un enfer, pourvu qu’il soit palpable, indicable par le doigt, accusable. Qui sait ? c’est peut-être la nature humaine qui fait que l’homme peut tout tolérer pourvu qu’on réussisse à le tromper magistralement. Nature humaine qui peut accepter tous les maux possibles, jusqu’à celui des dictatures, pourvu qu’on les alterne et les change, pourvu qu’on les lui incarne même par des mots touts mensonges

 

Martyre VII 23-02-11 : La révolte en Libye, au Yémen et Bahreïn continue mais les chefs d’Etats de ces pays résistent encore, surtout Kadhafi qui le fait férocement. Il sait que toute la « précieuse ridicule » qu’on appelle Communauté internationale le hait. Il suffit d’écouter les gens et de consulter les média d’ici, en Italie, et de par le monde. Tous les membres conspirateurs de cette précieuse ridicule, ou presque tous, qu’ils soient de la Gauche ou de la Droite lui en veulent à mourir, souhaitent sa chute et espèrent que son pays soit emporté, anéanti, par les mille misères d’une guerre civile. Dans la langue des charognards de puissances prédatrices cette destruction systématique de la Libye s’appelle démocratisation… effrontés de charognards ! Après la chaotisation du Moyen-Orient, c’est au tour de l’Afrique du nord. Bush fils l’a fait avec la violence du feu et des bombes. Obama est en train de le faire avec la ruse et la rhétorique… et ma foi, nous méritons ce sort infâme car nous sommes encore aliénables, fascinables, ignorants ou idiots (nos intellectuels en premier lieu), masochistes, opportunistes et lâches enfin. Et tant pis si nous allons continuer encore sur ce chemin de la honte et de l’aliénation, pour bon nombre de lustres et de décades sinon pour des siècles. Les puissances ex et néo-prédatrices, gouvernements et peuples, suivent avec intérêts notre sort, nous sont à l’affut et attendent avec impatience notre re-chute inexorable, notre déchéance totale pour retourner à leurs privilèges perdus.

 

Martyre VIII 21-03-11 :  Aujourd’hui il y a le soleil, l’air parfumé, l’azur clair, la lumière et d’autres couleurs qui invitent à la paix et à l’espoir… aujourd’hui, c’est le printemps en son premier jour, malheureusement noirci et infesté par la haine et la cruauté des puissances prédatrices ! N’est-ce pas dans ce mois de mars que les hommes libres et justes ont perdu

la Yougoslavie (23-MARS-1999),

l’Irak (20- MARS -11),

la Libye (19- MARS -11) !!!?

 

MARS, nous dit-il quelque chose ? Un mois stratégique? N’est-il pas déjà le dieu de la guerre et de la destruction ?

 

 

Martyres du philosophe Yvon Quiniou 

 

 

Martyre I :

« Avec la guerre en Libye dont la France a eu, pour l’essentiel, l’initiative, le masque tombe : nous restons une puissance coloniale dont la politique internationale n’a de sens que de servir ses intérêts, géopolitiques ou économiques et même, dans ce cas précis, un calcul électoral hasardeux de son président, Nicolas Sarkozy.

 

Martyre II :

Il convient de le dire haut et fort : cette intervention guerrière telle qu’elle se prolonge n’est ni légale, ni légitime. Elle n’est pas légale car la résolution de l’ONU indiquait un objectif précis et modeste, éventuellement acceptable : protéger une population d’une possible (je dis bien possible) répression sanglante de la part de M. Kadhafi dans un conflit interne à la nation libyenne. Or, par des glissements successifs dont la grande majorité de la presse et de la classe politique s’est faite scandaleusement la complice, l’intervention a changé de nature et s’est donné pour objectif d’éliminer politiquement, sinon physiquement (cela a été fait pour l’un de ses fils), le chef d’Etat libyen, contredisant radicalement le mandat juridique initial.

Les moyens ont alors changé : on ne s’est pas contenté de neutraliser l’espace aérien, on est intervenu directement ou indirectement au sol (ne soyons pas hypocrites !) et, sous prétexte d’éviter un possible massacre, on a soi-même perpétré un massacre bien réel contre la population soutenant M. Kadhafi : y aurait-il de bons morts et de mauvais morts ?

 

Martyre III :

On voit donc que derrière les grands principes invoqués, ce sont des intérêts économiques qui sont en jeu, comme l’accès au pétrole, ou géostratégiques comme la présence de la France et, plus largement, des puissances occidentales dans cette région du monde qui risque d’émerger comme sujet historique indépendant et d’échapper ainsi à la maîtrise néo-coloniale dont elle est l’objet sans que personne s’en indigne. Enfin, quelle autre immense hypocrisie il y a à découvrir brusquement les injustices terribles qui affectent la plupart des régimes arabes alors qu’il y a un an, avant les récents événements, non seulement on faisait semblant de ne pas les voir, mais on faisait l’apologie de ces régimes et on les soutenait honteusement de toutes sortes de manières.

 

Martyre IV :

C’est ici qu’apparaît le calcul politicien de Sarkozy, ce président qui fait et dit tout et son contraire, sur fond d’ambition personnelle exacerbée. Il avait déroulé un tapis magnifique à Kadhafi dans la cadre de sa politique panafricaine et en songeant lui aussi au pétrole. Et le voici qui le transforme en tyran sanguinaire surgi brusquement des eaux, pour se donner le droit de l’éliminer ! Au surplus, il se permet d’ignorer la complexité du conflit libyen, dont quelques observateurs, mais de plus en plus nombreux, commencent à s’apercevoir : la dimension clanique, voire tribale du conflit, le caractère minoritaire des rebelles, la présence parmi eux d’éléments dont les motivations ne sont pas clairement démocratiques – autant de facteurs qui commandent la prudence quand il s’agit de prendre parti sur un plan indissociablement moral et politique.

 

Martyre V :

Ce qui reste évident, c’est que notre président entend faire oublier sa complicité récente avec le dirigeant libyen et tenter de redorer son image publique en vue de 2012.

 

Martyre VI :

[Le] comportement d’ensemble [de Sarkozy] correspond exactement à celui du "moraliste politique", tel que Kant le nommait, qui "se fabrique une morale à la convenance des intérêts de l’homme d’Etat". On aimerait bien que ceux qui le soutiennent aveuglément se rappellent que c’est l’inverse qui doit se produire : c’est à la morale, dans ses grands acquis universels, de commander à la politique et de commander tout ce qui y contrevient – à commencer par le néo-colonialisme dans lequel la France s’enfonce. » La France, puissance coloniale : LEMONDE.FR | 10.08.11    

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* (Source: le quotidien arabe Al Hayat du 08-06-11)

 

A suivre

 

Abdelmalek Smari

 

 

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Mardi 19 juillet 2011 2 19 /07 /Juil /2011 00:22

À tous mes lecteurs!

  

 

أيّها الأحبّة والأصحاب لقد وجدتُ في قصيدة عبدالحميد ابن باديس هذه أعزّ تحيّة لكم فَهَاكُمُوهَا :

 

سلام على الـأحباب في كلّ منزل  &    

                    وإنّي إلى نحو الحبيب أريد

سلام عليكم لا سلام مدّع          &

                    سلام كثير لايزال يزيد

وإنّي لأهواكم وأهوى دياركم     &

                    ولكنّني عمّا أريد بعيد

أراكم بعيني من بلاد بعيدة        &

                    تراكم تروني بالعيون على بعد

فؤادي وعقلي يأسفان عليكم     &

                    وعندكم روحي وذكركم عندي

ولستُ ألذُّ العيشَ حتّى أراكم    &

                    ولو كنتُ في الفردوس أو جنّة الخلد .

 

 

 

 

 

ولأنّ الإنسان ، عزيزي القارئ ، لم يكن (فقط ؟) (أصلا؟) ملَكًا : هاكهُ فتدَبَّرْ أمرَهُ :

 

يسألونك

 

 يسألونك

أيّها الإنسان

عن الشّيطان

قل واجهرْ

هو اثنان :

ظاهر وباطنْ

أمّا الظّاهرُ

فأنتَ ـ إنْ أردتَ ـ

وأنا الباطنْ

لا شأوَ لنا

ولا لنا ثالثْ

إلاّ توق للخلاص

خالصْ

 

عبدالملك سماري  ـ ميلانو ، جوان 2011

 

 

 

 

Agli amici italiani invece e a quelli che conoscono la lingua italiana, ho scelto questi bei versi di Giovanni Giudici scomparso purtroppo nel maggio scorso…

 

L’intelligenza col nemico

                       

                        Mercatoribus est aditus…

                        Caes. Bell. Gall., IV, 2

C’è

chi mi crede un mercante intento ai traffici:

tu sai soltanto che è ambiguo il mio cuore,

ma non mente. Resistere è difficile.

 

La vita in versi

Ma non dimenticare che vedere non è

Sapere, né potere, bensì ridicolo

Un altro voler essere che te

Inoltre metti in versi che morire

È possibile a tutti più che nascere

E in ogni caso l’essere è più del dire.

 

Come un errore

Anch’io come un errore pago la verità:

amo due chiese che sono diverse

- e per l’una mi condanna l’altra o estraneo

mi dimentica o mi soffre avverso.

 

E di qua mi respingono, di là non mi vogliono,

e così poca moneta di vita così spreco,

e soffoco di veleno, in questo vicolo cieco.

E di orgoglio.

                                            

 

Toute l'éternité pour dormir  

 

Oh   M. l’évangéliste 2 (vous êtes second, puisque vous êtes évangéliste par procuration et puis c’est votre destin de Tiermondain) vous avez certes tant de courage pour soutenir ce   que vous cherchez à soutenir tout au long de votre prêche ;

et vous avez, pour   ça, mon admiration personnelle ;

seulement le langage et la   rhétorique auxquels vous avez recouru sont maladroits et imprécis ;

ils donnent à penser que vous êtes plutôt une espèce de   mystificateur au su de tout le monde sauf de vous-même!

Vous ne nous avez pas expliqué de quel   droit ou de quelle autorité épistémologiques vous accusez vos   frères, ceux qui ne la pensent pas comme vous la pensez,   d’autocensurés?

Vous vous êtes contenté d’un : « Mais ce n’est qu’un prêche, voyons ! »

L’autocensuré est quelqu’un qui a la trouille. Il   est donc lâche, sans liberté, sans position, sans opinion… laissez-vous entendre.

L’autre stipulation (infondée car elle n’a pas de contrepartie   réelle : elle est une sorte de chèque sans provision) sur laquelle   vous   basez votre raisonnement et avec laquelle vous comptez   convaincre vos frères est l’une des plus grandes chimères   qui peuplent les petites têtes des nains et mendiants que nous   sommes, nous autres Beni-Berbericus :

en fait nous regardons alentour,

nous voyons un évangéliste, vrai celui-ci 

- car ange parmi   ces anges que dieu Sam envoie de par le monde à prêcher sa bible…

non pas la Bible -

nous l’humons alors, nous l’observons,

nous tombons amoureux fous de lui peut-être

et nous déduisons qu’il a

un beau visage rose et   jeune

et souriant,

un complet bleu-nuit

et propre,

une chemise   blanche candide

et parfumée,

une cravate

et des yeux   vert-dollar,

des cheveux d’or

et des chaussures de cuir

pur

et   précieux...

Nous disons alors : « Voici un être élu par dieu

et par ses anges ! »

Et nous restons bouche bée comme les rois mages

Et les autres statuettes des crèches et de Noël

et alors nous apercevons, toujours l’air imbécile, dans le sac-au-dos dudit vrai évangéliste

une bible dessinées avec des caractères d’or

et on découvre alors le mystère de   son élection et de sa béatitude : être évangéliste  !

On roule ensuite les yeux vers un Beni-Berbericus, vers ses frères de sang et de rang l’Indien, le Chinois, le pâle Albanais,

enfin les malheureux Tiermondains qui peuplent   quelques nos douars de villes,

nos pauvres pays...

et puisque on ne lui   voit rien des stigmates

du béat évangéliste et vrai

le beau visage rose

et   jeune

et souriant,

le complet bleu-nuit

et propre,

la chemise   blanche candide

et parfumée,

la cravate

et les yeux   vert-dollar,

les cheveux d’or

et les chaussures de cuir

pur

et précieux,

et le sac-au-dos

et surtout la bible …

nous concluons alors, emportés par le zèle de bons stupides que nous sommes : 

Il est voué à l’enfer...

figure de l’enfer !

Mais franchement, au fond de vous-même, cher évangéliste 2, vous croyez au miracle évangéliste ?

Vous pensez que ceux parmi vos frères

qui ont les cheveux crépus et secs,

les yeux pas verts,

le nez plein de vers,

les traits négroïdes,

les poches vides,

la main éternellement tendue et parasite,

l’esprit paresseux,

l’instinct comme morale

l’égoïsme comme valeur suprême...

enfin vous pensez vraiment que Beni-Berbericus,

avec toutes ses misères pour seules qualités,

se métamorphosera,

deviendra par miracle un yankee évangéliste ?

Vous pensez, important, très important évangéliste 2, que ce polygame et sauvage de Berbericus, ton frère, apprendra à respecter sa femme et les lois de son pays ?

Vous pensez qu’il apprendra à payer les taxes - comme vous peut-être (excusez la comparaison) -  et le loyer ?

et sans faire trop d’histoire et sans trop pleurnicher ?

les factures du gaz, de l’électricité et de l’eau ?

Vous pensez qu’il sera capable de penser à l’intérêt public ?

Qu’il apprendra à respecter ceux qui ne se seraient pas encore convertis à son évangilité ?

Vous pensez qu’il apprendra enfin à lire et à penser,

à produire des idées et des valeurs,

à être original,

seigneur,

pas serf ?

Vous pensez

- mais, dandy d’évangéliste, à vous, vous arrive-t-il de penser ? vraiment ? -

qu’il aura les yeux verts,

le complet obscur

et le visage rose

et jeune

et souriant ?

Que faites-vous de ces hics qui empêchent vos frères de dormir la nuit

et de vous suivre ?

Osez-vous encore les traiter d’autocensurés ?

Réveillez-vous, illustre dormeur,

vous avez toute l’éternité pour dormir…

 

Abdelmalek Smari

Milan 28-04-10

 

 

 

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Vendredi 24 juin 2011 5 24 /06 /Juin /2011 09:24

 

« Des régimes démocratiques et respectueux de la souveraineté

populaire ne les (l'Amérique et l'Occident)  arrangent pas

dans le monde arabe. Ils feront tout pour que la transition ne mène

pas à ce résultat. Ils disposent, hélas, de relais dans cette région

qu'ils peuvent instrumentaliser pour qu'il en soit ainsi. »

Kharroubi Habib le Quotidien d’Oran 3-3-11

 

 

 

In victoria vel ignavis gloriari licet;…

« Quand le soleil est bas sur l’horizon, dit Karl Krauss, même les nains projettent des grandes ombres »

Et la victoire, chère Stefanie, sera américaine ou elle ne sera pas.

Pour ce qui concerne le peuple libyen, il ne va pas tarder à prendre la position courbée pour mieux lécher, béatement, les bottes de ses nouveaux patrons.

Le grand journaliste égyptien Hassanein Haikel, qui connaissait profondément le système régissant depuis désormais plus d’un siècle la politique étrangère des Etats-Unis, avait montré dans son livre « La guerre de ‘73 » que chaque président américain a et doit avoir sa ou ses guerres. Des guerres toujours sales, bien évidemment.

Et Obama ne va pas tout de même faire exception à cette règle.

Le voici, lui aussi, inaugurer sa guerre. Une guerre qu’il n’a pas héritée comme celles qu’il a en main et qu’il aura sur la conscience ; on continue, sous ses ordres, à massacrer des gens et à détruire des infrastructures en Afghanistan, en Irak et au Pakistan.

Le voici donc, lui aussi, inaugurer sa guerre; une guerre qu’il a créée de ses propres mains qui commencent déjà à ruisseler de larmes et de sang ; les larmes et le sang des innocents Libyens.

Je parie même qu’il va y prendre goût et plaisir et il ne va pas s’arrêter à la Libye d’autant plus qu’il faut avant tout maintenir vif et présent le spectre d’un ennemi extérieur : le créer dans ce cas, et c’est ce qu’il est en train de faire.

Car c’est là, l’unique stratégie pour maintenir cohésives les populations et ethnies des État Unis fondamentalement adverses et hostiles les unes aux autres, avec leurs 30-40 millions de Noirs, leurs 50-60 millions dits Latinos ; chiffres qui peuvent créer une vingtaine de pays, chacun aussi grand et aussi peuplé que la Libye de Kadhafi !!! 

Cette non-virginité de Barak Obama l’a bien exprimée Jean Ziegler quand il a déclaré au quotidien algérien El Watan du 5-11 -2010 : 

« Obama a un langage très doux, mais la doctrine américaine au fond n’a pas bougé d’un iota soit en ce qui concerne la Palestine, soit en ce qui concerne l’Afghanistan… la même manière de regarder le monde ! Au Caire, Obama s’est adressé à l’ensemble des Musulmans et n’a fait que confirmer, encore une fois de plus, qu’il était lui-même enfermé dans les thèses de Huntington sur le conflit des civilisations. »

En second lieu les USA doivent chasser les concurrents chinois et indiens, surtout les très dangereux et très malveillants concurrents et Chinois(!) qui sont en train d’envahir par leurs marchandises et leur influence le monde arabe, l’Afrique et le monde entier.

« L’Amérique - dit encore J. Ziegler - est la première puissance économique. Presque 25% des biens industriels fabriqués dans le monde sont l’œuvre des Américains, alors qu’ils ne sont que 300 millions. La matière première de cette formidable machine industrielle est le pétrole. Elle utilise 20 millions de barils de pétrole par jour, alors que la production mondiale est de 85 millions de barils par jour. Huit de ces 20 millions de barils sont produits entre l’Alaska et le Texas, le resté est importé de régions dangereuses, telles que le Delta du Niger, l’Asie centrale, le Moyen-Orient. Cela force les Américains à maintenir la plus gigantesque armada que le monde n’a jamais connue. Donald Rumesfeld (ancien secrétaire à la Défense, ndlr)  avait dit que les Etats-Unis doivent être capables de mener quatre guerres en même temps. »

Il faut aussi, avec ce flot ininterrompu d’imbrogli et de chaotisation, distraire pour encore quelques cent ans ces pays "oisifs" de l’Afrique du nord, entre autres : ainsi donc ces bons-marchés de main d’œuvre et de matières premières, seront des marchés ouverts, sans frontières ni contraintes, des marchés propriété privée des puissances prédatrices : État-Unis en tête suivis par leurs sous-traitants de serfs et de vassaux... 

Et puis ces guerres atroces contre les pays faibles servent à assouvir le désir pervers de cette "notre-société-moderne" affamée, chaque jour un peu plus, de spectacles de violence, de cruauté, de chroniques noires, de guerre et de ruine ; cirques de la mort, spectacles naturels au naturel, et gratos!

Qu’est-ce que nous voulons de plus?! 

La suprématie des pays prédateurs est toujours en vigueur même si elle a été détournée pour un peu de temps, 70 ans en tout, par la secousse bolchevique.

Le pétrole, ces pays prédateurs, ils l’utilisent déjà et avec le prix qu’ils veulent;  et ce ne seront certes pas ton intelligence ou la mienne, chère Stefanie, ou notre indignation et notre résistance qui vont le leur interdire.

Le pétrole leur appartient depuis le jour où ils l’ont découvert.

Ils ne nous font pas la guerre pour l’avoir donc, non. Seulement, jamais ils ne permettront à ces arrivistes de Chinois ou Indiens à y prétendre, à y tendre la main.

Idem pour les bases militaires ;  avec ou sans la gaucherie politique de nos gouvernants, avec Kadhafi ou un autre, ils pourraient les avoir tranquillement et ils les ont eues déjà.

Tu sais pourquoi, chère Stefanie ? Parce qu’ils ont la force, une force dont même Jules Cesare ne rêvait pas, et ensuite l’absolu droit.

Ah la force !

La force !

La force, seule légitimation des actions humaines !

Peut-être aussi les aliénés et les collaborationnistes, leurs alliés et suppôts, facilitent un tantinet la tâche à ces bourreaux de prédateurs... 

Kadhafi pour eux est une fumée de mensonges et de mystifications qu’ils soufflent avec efficacité dans les yeux des différents aliénés, leurs collaborationnistes, leurs lèche-bottes par vocation et goumiya malgré eux.

Et puis, en ces jours, le fait d’être un mauvais citoyen, même pour un soi-disant intello du tiers monde, est devenu cool, fort cool.

Ceci étant dit, c’est toute la Libye que cette espèce de prédateurs, de nécrophiles, de parasites arrogants s’acharnent à avoir…

Et ce sera la clé pour toute la région…

Comme hier en Iraq et en Afghanistan…

Comme dans le passé, dans les temps glorieux des heureuses colonisations…

 

Vente des armes

« Le10e Salon international de défense (Idex) - écrit Constance Desloire -, organisé à Abou Dhabi, a été un franc succès. Comme si de rien n’était... ou presque. Les responsables de l’Idex affirment que les révoltes actuelles n’ont pas eu d’incidence sur le salon. Mais, selon plusieurs observateurs, les délégations étaient moins fournies que d’habitude ou ont écourté leur présence. Autre conséquence possible de la conjoncture révolutionnaire : certains États pourraient délaisser les armements lourds au profit d’équipements antiémeutes. Les compagnies britanniques ont exposé toute une gamme de grenades lacrymogènes et de balles en caoutchouc, quelques jours seulement après que Londres eut retiré 44 licences de ventes à Bahreïn et 8 à la Libye. » Jeune Afrique 10/03/2011 à 17h:07

Voici aussi ce à quoi peut servir la guerre !!

« Libye - titre de sa part le quotidien Le Monde du 22-03-11 - Les insurgés, en manque d’armes et de carburant. »

Voilà; coures qui peut à vendre ce qu’il a dans ses stocks d’armes… s’il en a encore !!!

La guerre est l’instrument par excellence – le plus direct et efficace – de la prédation.

La guerre, hélas, est seulement une constante de la nature humaine !!

La guerre, si elle arrive à convaincre quelqu’un, outre à ses promoteurs et premiers intéressés, elle prend seulement avec cette vermine d’aliénés masochistes qui croient toujours aux chants de leurs sirènes de bourreaux, à l’intox de leurs menteurs de prédateurs.

Tu vois, chère Stefanie, combien l’aliéné, le colonisable, est embourbé, jusqu’au cou, dans le grand bêtisier qu’est cette cassure citoyenne ; ce divorce mortel entre le citoyen et ses propres gouvernants ; cette cassure qui affecte les seuls enculés de la terre…

« En Algérie, il y a un dossier de corruption lié à Sonatrach. Pourquoi la corruption est fort présente dans les pays pétroliers ? » demande un journaliste qui appartient bien à cette souche d’aliénés et de colonisables, tellement la susnommée Cassure est profonde et irrémédiable chez lui (voir El-Watan du 5-11-10).

Il fallait un Jean Ziegler, une conscience vive, juste et honnête pour lui faire comprendre que le délit des individus et des états n’est pas quand même l’apanage des seuls damnés de la terre.

« Pourquoi - lui reprocha le vaillant citoyen suisse - les Algériens seraient des anges !? A Genève, il existe une corruption incroyable, pourtant c’est une démocratie. Il s’agit de spéculations immobilières et les fausses factures. Partout où il y a de l’argent, il y a beaucoup de tentations. Les banquiers suisses ont pour la plupart des banques off shore aux îles Caïman pour échapper au fisc » !!!

S’il y a un Jean Ziegler qui met de l’ordre dans les consciences troubles de ces aliénés, il ne manque pas celui qui les encourage en troublant davantage la situation comme Claude Imbert – voir Le Point 2005 | 17 février 2011 | 3 – qui dit :

« D’autant que cet orage de liberté aura explosé sous la catalyse de trois phénomènes en expansion : une misère populaire aiguisée par la crise ; une jeunesse prolifique où les moins de 30 ans atteignent, ici ou là, la moitié des vivants ; le flux libertaires des télévisions, d’Internet, de Facebook et autres Twitter. »

Pas un mot sur le rôle de ces gouvernants (tant décriés, inculpés, inquisitionnés, calomniés, discrédités, haïs à longueur d’années et de saisons, à tort et, en plus, par les plus insignifiants des minables) ; nos gouvernants qui nous ont pourtant assuré l’instruction nécessaire et suffisante pour utiliser ces moyens de lutte modernes et garanti leur implantation dans chaque coin de nos pays en nous privant parfois de certains luxes, inutiles d’ailleurs, et parfois – justement et heureusement – du sucre ou de l’huile.

Ce que ce vénérable éditorialiste omet de mentionner, dans sa non moins vénérable, pertinente et, parait-il aussi, sérieuse et honnête analyse, c’est ce 4ème facteur ; peut-être le plus intéressant de tous les autres à savoir : la scolarisation et la préparation donc de ces jeunes ‘‘révoltés’’ sur les plans cognitif, moral, politique…

Autrement d’où est-ce qu’ils auraient pu apprendre à manipuler ces instruments de communications modernes ?

Cet éditorialiste s’est-il demandé pourquoi il y a eu cette croissance démographique (ces 50% de moins de 30 ans) ? non !

Le vénérable éditorialiste omet de nous dire que ce sont lesdits corrompus et malhonnêtes gouvernants de ces pays qui, grâce à leurs politiques de développement honnêtes - va-t-il sans dire - et consciencieux (n’en déplaise aux prophètes de l’intox et de la mystification), ont formé et instruit ces gens qu’on voit maintenant en révolte, leur ont assuré un système sanitaire et leur ont facilité l’accès à ces « flux libertaires » de télévision, Internet… »

Jusque dans les années 50, les pouvoirs publiques français - « le procès de civiliser l’Algérie, souvenons-nous, battait alors son plein » - hésitaient (?!) à scolariser les Indigènes arguant l’impossibilité de l’entreprise et expliquant qu’il faudrait plus d’un siècle pour atteindre le niveau avoisinant les 100% !

Etait-il si impossible que ça pour une France qui était en sa pleine grandeur ?

Eh bien ce chiffre, les gouvernants indigènes de l’Algérie indépendante, ces gouvernants mêmes que maintenant on traite de corrompus et de grossiers dictateurs, ont obtenu un tel résultat et en moins de 30 ans !

Ces mêmes Français empêchaient au jeune et brillant étudiant Mostefa Lacheraf, pourtant algérien à 100%, de consulter des livres d’histoire dans une bibliothèque pourtant communale, pourtant algérienne d’Alger… tellement ils tenaient à l’instuction des Algériens !

Ces sacrifices immenses sont déniés à nos gouvernants; ce ne serait pas eux, selon les mensonges des rédateurs, qui travaillent pour le bien-être de l'Algérie, ce serait la providence pétrole!!!

"Admettons - dit Raymond Aron - que les richesses en pétrole du Sahara soient aussi considérables qu'on le dit. On aurait encore tort d'imaginer que les profits venant du pétrole suffiront à résoudre le problème économique d'une population en croissance rapide."

Il n'y a pas ici de mystère : tout ce qu'il y a à comprendre c'est que les profits venant des ressources naturelles algériennes et du labeur des travailleurs algériens - qui avant l'indépendance de l'Algérie devaient renflouer les seules caisses de la France coloniale et les poches et comptes et des colons français - sont redevenus aujourd'hui dans l'Algérie indépendante propriété des fils de l'Algérie.

Mais les empires sont gonflés de mensonges aussi. Et leurs mensonges sont à la mesure de leur grandeur.

« … et il arrive souvent – dit Umberto Eco citant Jonathan Swift (L’espresso du 2 juin 2011) - que si l’on croit à un mensonge, même l’espace d’une heure, ce mensonge aura déjà atteint son but et il ne doit faire rien d’autre… Quand les hommes s’aperçoivent de la tromperie il est trop tard… l’histoire a obtenu son résultat. »

On ne peut apparemment rien contre le mensonge de ces puissances prédatrices et devant leur égoïsme et leur appétit et pouvoir de destruction.

Des révolutionnaires ? appelons-les révolutionnaires… mais jamais ils n’en auront ni l’air ni la dignité : la révolution ne se fait pas par procuration. Non !

 

That use to be our

A propos de ce mal de vivre de nos autres Tiermondains dont les puissances prédatrices veulent imputer la responsabilité à nos seuls gouvernants, prenant bien le soin de cacher leurs véritables desseins à savoir : la colonisation classique et néo style.

Gilles Lipovetsky note qu’avec leurs potentialités et leurs taux de croissance astronomiques, « l’écart de niveau de vie entre les U.S.A. et les 3 pays émergents sera encore en 2030 de 1 à 10 pour l’Inde, de 1 à 5 pour la Chine, de 1 à 6 pour le Brésil. »

Et ce sociologue ajoute : « … si les quelques six milliards d’êtres humains vivaient comme les habitants des pays riches, il nous faudrait l’équivalent de plusieurs planètes pour subvenir à leurs besoins. » et encore, plus loin : « Sur les trente dernières années, le pouvoir d’achat des classes moyennes en France a presque doublé : qui peut soutenir qu’elles sont deux fois plus heureuses ? De plus en plus se multiplient les anxiétés, les dépressions, les tentatives de suicides, les manifestations de peine à vivre. »

En bas de la page l’auteur fait noter encore :  « dans les pays occidentaux, les dépressions déclarées ont été multipliées par 7 en trente ans. En France, 11% des adolescents de 16 ans ont déjà fait une tentative de suicide. »

La faute à Sarkosy ? ne blaguons pas, voyons !

Et Lipovetsky de conclure enfin : « Manifestement la société technicienne a plus de capacités à faire reculer les grands malheurs qu’à engendrer la joie de vivre. » L’occident mondialisé, Editions Grasset et Fasquelle, 2010.

Nos harraga, ceux qu’on dit qui se révoltent en se jetant à la mer pour rejoindre les rives scintillantes dudit Occident, ne peuvent-ils pas donc, eux aussi, faire partie de ces gens nobles qui à cause de cette « peine à vivre » ou, ce qui est presque la même chose, à cause de la volonté de disposer de leur propre vie et de leur propre destin, se refugient dans… le suicide ?!!

La faute à Bouteflika ? ne blaguons pas, voyons !

Ecoutant encore Lipovetsky : « Et si le phénomène des migrations transfrontalières connaît une évolution accélérée et touche à présent toutes les régions du monde – la planète compte près 200 millions de migrants -, ce n’est pas seulement en raison de la pauvreté ou des guerres, c’est aussi parce que les individus se veulent davantage acteurs de leur avenir, maîtres de leur destin. »

Et il explique : « Partout se développent, selon des rythmes et des intensités variables, la dynamique d’individualisation [un concept clé dans la théorie de la Culture-monde que développe Lipovetsky, ndlr], l’autonomisation de l’existence individuelle, la quête du bien-être personnel et consommatoire. »

Donc la conduite de ces pauvres enculés de gouvernants (les gouvernants des enculés de la terre), dans le bien et dans le mal, dans la réussite et dans l’échec, ne serait que mal, tout le mal, le mal personnifié !!!

Il faut par contre voir dans cette calomnie acharnée et systématique, dans cette haine inexpugnable, contre nos gouvernants, un prétexte cher, exagérément cher, aux puissances prédatrices pour concrétiser leurs velléités de ruine, de destruction, d'humiliation et de prédation ; velléités point idéologiques, politiques ou rationnelles et rationalisées, à moins que…

Je prétends trop de la race humaine (!) : j’allais oublier que l’homme est cet être fondamentalement irrationnel - peu différent de ses congénères les primates mais plus dangereux et méchant qu’eux - en ce sens qu’il cherche coûte que coûte à rationnaliser l’irrationnalisable : sa passion pour le mal, l’agression, l'humiliation et la prédation… de son ''frère'' l'homme

Malheureusement certains de nos gens ne veulent pas accepter le fait que dans la vie sociale le droit vient après le devoir.

Ils pensent que l’Etat vive d’air mais ils prétendent de lui qu’il leur procure des richesses. Ça procède de la mentalité de parasites qu’ils ont et d’aliénés.

Mais, comme dit Kant - : “Tout a, ou bien un prix ou bien une dignité. On peut remplacer ce qui a un prix par son équivalent ; en revanche, ce qui n’a pas de prix, et donc pas d’équivalent, c’est ce qui possède une dignité ».

Tout comme les dictateurs qu’elles entendent combattre de par le (tiers) monde, les dictatures insoupçonnables, ces puissances prédatrices, tiennent, comme elle tiennent à leur vie, à leurs privilèges d’hégémonie totalitaire, de domination qui se veut totale ; elles s’emploient par la force des flammes et la persuasion des bombes à gagner des marchés et imposer leurs valeurs et leurs diktats donnant ainsi corps et âme à cet ethos de prédation et de parasitisme arrogant.

Et, on le voit, elles sont sur le point de l’ériger en principe !

Et elles le veulent inaliénable comme celui de l’ingérence… de la prédation à la lumière du jour et de tous les projecteurs…

Un véritable délire, inguérissable, inapaisable…

Depuis les atrocités de Vasco De Gama dans les mers du sud jusqu’à celles perpétrées en ces jours contre la Libye, l’Irak, l’Afghanistan et consorts, la culture colonialiste, a permis d’introjecter dans les veines des puissances prédatrices et dans celles des nations victimes, une sorte d’impératif catégorique que l'on peut résumer par cette heureuse formule :  « That use to be our ». 

En fait ces nations, dangereusement puissantes et prédatrices, se sont habituées à se comporter comme si le monde leur appartenait par droit... de coutume!

 

A suivre

 

Abdelmalek Smari

 

Par Malik - Publié dans : rencontres algériennes - Communauté : Points d'appui
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Mardi 7 juin 2011 2 07 /06 /Juin /2011 13:57

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CI-VILETÈ I*  

 

“Nell’angusto spazio di un acquario alcune grosse larve di Dytiscus divoreranno in pochi giorni tutte quante le creature che superino all’incirca il mezzo centimetro di lunghezza. 

E poi?

Poi si divoreranno  tra di loro, se non l’avevano già fatto prima, e la meglio non spetta al più grosso o al più forte, ma a chi per primo riesce ad agguantare l’altro.”  

 

Je traduis: 

 

« Dans l’espace étroit d’un aquarium quelques grosses larves de Dytiscus dévoreront en quelques jours toutes les créatures qui dépassent le demi centimètre de longueur environ.

Et puis?

Puis elles se dévoreront entre elles, si elles ne l’avaient pas déjà fait, et il n'est pas dit que c’est le plus gros ou le plus

fort qui va vaincre cette guerre, mais c’est celui qui le premier réussit à empoigner l'autre. »

Konrad Lorenz “L’anello di Re Salomone”

 

 

Le châtiment de Kounta Kinté ou La lutte à mort entre les dictateurs globaux et les dictateurs locaux

Leur démocratie reste de toute façon interne car en dehors de leurs pays (et malheureusement ils ont toujours une patte dehors c’est-à-dire : présents sempiternellement dans les pays vaincus et aliénés du tiers monde), ces État dits civils se comportent en tyrans, en oppresseurs, en sanguinaires, en sangsues…

Est-il besoin ici d’en fournir un exemple ? si vous voulez il y en a un des plus frais : la destitution par les Français du président Gbagbo pourtant élu démocratiquement par une majorité d’électeurs ivoiriens, quoi qu’en dise la propagande française officielle et non. Comme s’il s’agissait d’une affaire française !!

A peine ont-ils installé Ouattara par la violence, dans le bain de sang qu’on sait (sans avoir eu la honte ou la décence de camoufler leur forfait antidémocratique, démoctraticide ; bien au contraire ils n’ont pas hésité à l’exhiber comme un trophée macabre, comme la tête d’un guillotiné sur un fer de lance…), ces donneurs de leçons en démocratie et en civisme ont reçu de par leur nouveau fantoche leur récompense, la rançon (car c’est de ça qu’il s’agit après tout) tant attendue et tant préparée : la mainmise totale et sans partage sur le marché du cacao entre autres.

La seule différence entre les dictateurs du tiers monde et les dictateurs des nations prédatrices c’est que les premiers risquent d’être punis (Milosevic, Saddam, Gbagbo et à présent Kadhafi entre tant d’autres), les seconds par contre restent impunis (Nixon, Reagan et très récemment Bush, Blair et les actuels Sarkosy ou l’agneau Obama).

Je dirais davantage : il n’est pas exclu qu’un jour on aurait un Saint Nixon, un Béat Reagan, un Saint Blair, un Saint ou Béat Sarkosy ou Obama.

Et pour ne pas être accusé de misogynie ou de sexisme, il y aurait peut-être aussi une Sainte Tatcher ou une béate Clinton…

C’est la justice de deux poids et deux mesures, comme au moyen-âge italien, et pas seulement au moyen-âge et en Italie, où les usuriers juifs subissaient des châtiments cruels tandis que les usuriers chrétiens s’en sortaient en payant une simple contravention ! Voir à ce sujet « L’antigiudaismo nella letteratura antica e medievale » de Gianna Gardenal.

Gardenal cite Saint (un Saint !) Bernardin de Sienne qui fut sollicité à participer à la ri-écriture du statut de la ville de Pérouse où : « Il fut établit qu’aucun Juif ne devrait recevoir de l’argent de la part d’un Chrétien à travers l’usure. N’importe quel Juif contrevienne à cette règle, doit être immédiatement puni dans sa personne avec la peine de l’amputation du pied droit (souvenons-nous du châtiment de Kunta Kinty, dans Roots d’Alex Haly) […] Et toute sa famille doit être chassée de la ville, du territoire et du district pérousin. »

Grace à dieu, et grâce aussi à leur force et à leur propre génie, les Juifs se sont finalement affranchis de ces injustices cruelles, mais pas les encore-damnés-de-la-terre, Arabes en tête, malheureusement pour eux !

Quand est-ce qu’ils s’en affranchiront eux aussi ?

En attendant le jour de leur libération du joug néocolonialiste, il semble que les Arabes aient pris la place (en matière de souffrances et de persécutions) de leurs frères ou cousins les Juifs.

Comme leurs frères ainés durant toute leur longue histoire, les Arabes vont souffrir mais pour combien de temps encore ?

Et à ce sujet il me reste à paraphraser l’auteur du « The Merchant of Venice » cité par Gianna Gardenal à la fin de son ouvrage, en remplaçant le mot sémitique ‘‘Hébreux’’ par son anagramme, sémitique lui aussi, ‘‘Arabe’’ :

« Un Arabe n’a pas d’yeux ? n’a-t-il pas de mains, de sens, de sentiments, de passions ? ne se nourrit-il pas de la même nourriture, n’est-il pas blessé des mêmes armes, sujet aux mêmes maladies, guéri par les mêmes médicaments, chauffé et gelé par le même été et par le même hivers d’un Chrétien ? si vous nous piquez ne perdons-nous pas de sang ? »

 

A jack is a jack. A king is a king

Quand je dis nations prédatrices, je me réfère aux sphères du pouvoir responsables du gâchis politique et économique dans les relations internationales.

Je me réfère à ces centres de pouvoir qui ne représentent sûrement pas leurs peuples mais ils les entrainent derrière eux par leurs discours mystificateurs et de propagande ou ils les font taire en bâillonnant les voix contraires à leur volonté de destruction et à leurs velléités d’hégémonie. Je me réfère enfin aux serfs masqués du Capital et des, cruellement voraces, multinationales.

Quoi qu’il en soit, les auteurs de ces revendications arabes, ces soi-disant révolutionnaires, n’ont pas dans leurs têtes de projet fonctionnels à leur volonté de changer leur condition, mais les images des paysages alpins purs, de ces rues propres et belles des villes riches des pays riches, de ces visages roses souriants et bien portants avec lesquels la propagande martèle perpétuellement leurs pauvres consciences privées de toute lucidité critique et de toute capacité de discernement …

Cette sarabande de mystifications destructrices prend corps et se renforce grâce aussi aux différents instruments et agents de propagande dont regorgent ces puissances prédatrices comme la télévision, internet, les comptes-rendus des touristes et des missionnaires laïcs et religieux, les avis experts, trop experts, des différentes O.N.G. …

Voilà la chose que ces dits révolutionnaires ont en esprit quand ils parlent de changement : une distorsion complète de la réalité!

Et voilà pourquoi leurs entreprises et leurs agitations ne sont pas et ne peuvent pas être une révolution.

O mon dieu ! il faut aussi de l’illusion et de l’utopie pour faire un monde…

Sans doute il y aura des changements dans le monde dit arabe - espérons qu’ils soient dans le sens juste - mais sûrement ils ne seront pas tels à pouvoir propulser ces peuples du jour au lendemain à l’Olympe des pays de la richesse, de la démocratie, de la puissance et des yeux bleus ou verts… Pour ce, il faut courir encore. 

Non! Pas encore:  A jack is a jack. A king is a king.

« Mais - dit le journaliste Kharroubi Habib du Quotidien d’Oran 02 mars 2011 - il y a aussi l’Amérique et l’Occident que l’avènement de la démocratie dans le monde arabe n’enthousiasme pas outre mesure, malgré leurs déclarations de principe faisant croire à leur satisfaction de voir cette région bouleversée par des revendications allant dans ce sens. »

Le conseiller d’Obama pour les problèmes dudit MOEAN, Ross, dans une interview récente reconnaît d’une façon ou d’une autre la responsabilité de l’Amérique dans l’agitation et la favorisation de ces événements: « Nous suivions – dit Ross - avec beaucoup d’attention, depuis pas mal de temps, les défis à notre égard dans la zone. Et au niveau opérationnel, Obama a signé en août 2010 une directive qui nous ordonne de faire des études gouvernementales à propos des réformes politiques au Moyen-Orient et en Afrique du nord. Et alors pendant des mois nous faisions des réunions hebdomadaires régulières pour débattre des problèmes des réformes politiques dans ces pays-là. » Le quotidien El-Hayat 03-03-11.

Dans le même article, on lit : « Il s’agirait de mettre des freins à la machine répressive sur laquelle s’appuyaient les gouvernements de ces pays, théâtre des révoltes arabes récentes. De ce fait donc les dictateurs de ces pays se sont trouvés abandonnés par leurs puissants et presque naturels protecteurs [proxénètes (?) - NDLR] et fournisseurs d’armes (USA et Europe occidentale) et sont par là-même devenus vulnérables et souvent exposés à la colère de leurs peuples opprimés et frustrés. Quant aux généraux de l’armée, ils jouent la partie de ceux qui ont le devoir de ‘‘convaincre’’ lesdits dictateurs de la nécessité de partir. »

Et c’est en effet ainsi - et dans ces décors mêmes - que ces évènements se sont déroulés en Tunisie et en Egypte et ils sont en train de se dérouler dans le Yémen et dans la Libye.

Et l’on peut résumer la situation actuelle dudit monde arabe en particulier en disant qu’il s’agit ici d’une lutte à mort entre les dictateurs globaux (Obama, Cameroun et Sarkosy entre autres)  et les dictateurs régionaux et locaux (Moubarak, Kadhafi, Benali entre autres).

Mais pourquoi les States cherchent-ils la petite bête aux enculés de la terre en créant ces chaos dans leurs pays qui sont déjà, en soi, malheureux et martyrisés par les vicissitudes de l’histoire et les maléfices des puissances prédatrices?

 

Les nations prédatrices sont les premières profiteuses de l’agitation arabe

Il y a de différents motifs à ces agissements destructeurs et criminels qui sont toutefois des exigences ou des nécessités vitales pour la survivance des États-Unis mêmes :

la recherche incessante de la cohésion intérieure entre les centaines d’ethnies qui composent ce mosaïque de peuples que sont les USA (vous voyez que le genre humain n’est pas si loin que ça – s’il ne la dépasse pas – de la barbarie du terrible Dytiscus de Konrad Lorenz),

la crise économique,

la mise au point et l’expérimentation d’un système d’alliance stratégique et infaillible pour mettre un terme à la concurrence puissantielle, mortellement menaçante, de la Chine, en attendant la mise à jour d’une nouvelle guerre d’opium,

l’ouverture des marchés internationaux et la facilitation de l’accès à ces marchés,

la garantie d’une main d’œuvre docile et à bon marché,

la garantie des endroits où ces puissances peuvent se débarrasser avec des coûts moindres de leurs déchets nucléaires et des autres poisons chimiques et industriels qu’elles produisent,

la traite des enfants du tiers monde pour les revendre à bas prix à leurs sociétés vieillies qui renoncent de plus en plus à en faire,

la traite des femmes (pensez à cet officiel de la CIA en Algérie qui a violé des femmes algériennes, pensez à Berlusconi et aux Ruby et enfin à celui que Claude Ribbe appelle « Le maître des rateaux » alias DSK, ex patron des destins du FMI),

le trafic d’organes humains,

le trafic d’armes,

les expérimentations des nouvelles armes,

la vérification du fonctionnement des nouvelles stratégies et nouvelles techniques de combat,

l’hégémonie culturelle… ;

bref, il s’agit pour ces puissances dangereuses (cette "souche" de puissances égoïstes, prédatrices, néo-colonialistes) d’affirmer leur suprématie afin de pouvoir servir impeccablement le Capital et les multinationales.

Ces avantages ne laissent pas indifférents les citoyens de ces pays prédateurs : bien au contraire, ils les voient de bon œil, avec orgueil même, puisqu’eux aussi peuvent d’une façon ou d’une autre en profiter. Voyons comment :

il est fort agréable de se voir citoyens de ces nations fortes et prospères,

il est fort agréable, pour un va-nu-pieds avec un salaire de misère, d’avoir la possibilité de faire des vacances de roi,

il y a aussi le tourisme sexuel où des gens âgés et flasques peuvent se permettre de niquer des jeunes gens de vingt ans et parfois même des mineurs,

la possibilité de faire des safaris de chasse et imiter Indien Jones,

se procurer, pour leurs collections privées, en volant des pans entiers (!) de musées d’art, d’histoire et d’archéologie, …

l’on comprend alors quand quelqu’un dit que les Etats-Unis et l’Europe prédatrice (car il existe une Europe et des Européens justes et innocents) ne veulent pas de stabilité dans le tiers monde,

ne veulent pas de développement,

ne veulent pas de paix,

ne veulent pas de lucidité ni de conscience historiques chez les peuples de ces pays malheureux, chez ces peuples du tiers monde, ces peuples damnés, ces enculés de la terre.

Cela étant dit je n’ai aucune intention de justifier la médiocrité politique ni disculper les hommes politiques médiocres de ces pays malheureux.

Non.

J’abhorre au contraire la dictature et les dictateurs de droite et de gauche, ceux des pays du tiers monde et ceux du premier monde indépendamment de la couleur de leur peau, de leurs cultures, de leurs provenances ou de leurs mœurs. 

Quant à la dictature desdits pays démocratiques, elle ne se voit pas parce qu’elle est appliquée aux nations faibles principalement.

Il est peut-être temps de changer la définition du mot Dictature : si cette infamie est appliquée à ton peuple par tes dirigeants, elle est dictature à tous les effets.

Si par contre elle est appliquée à ton peuple, y compris tes gouvernants, par un autre peuple (même minable), elle n’est que démocratie, liberté, justice et Bien absolu !!!

C’est le retour des âges primitifs ou c’est peut-être la survivance de ces âges de caverne où celui qui est différent est ennemi, et l’ennemi n’est pas homme, ne fait pas partie de ton espèce et il est laissé à ta merci : tu l’exploites, tu le bats et tu t’en débarrasses quand tu veux…

Etre dictateur serait donc la règle fondatrice de la nature humaine : celui qui n’est pas dictateur chez soi, est dictateur à la maison des autres.

Autrement comment pourrions-nous appeler les cruautés de l’ingérence des puissances prédatrices dans les affaires internes des pays faibles et les différentes agressions militaires auxquelles notre époque assiste encore malheureusement indifférente, abrutie ou complice ?

Marqués par le système colonial et par ses nostalgiques,

marqués par la propre faillite de développement,

marqués par l’inaudible humiliation de mars 2003 ad opera du régime de Bush, les Arabes ne tarderont pas à comprendre que leurs gouvernants sont eux aussi des victimes innocentes des machinations du Capital international et de ses différents serviteurs, les puissances prédatrices en tête.

Et là alors, quand les Arabes comprendront, il y aura une vraie prise de conscience,

il y aura une vraie révolution,

il y aura un vrai changement,

il y aura un vrai progrès.

Et là alors l’intox des mystificateurs qui trompent les aliénés s’éteindra de soi.

Et là alors les Arabes respireront le bon air de la liberté et le parfum de la dignité.

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* (Source: le quotidien arabe Al Hayat du 08-06-11)

 

A suivre

 

Abdelmalek Smari

 

 

Par Malik - Publié dans : rencontres algériennes - Communauté : Points d'appui
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